Inps: gli effetti delle unioni civili sulle gestioni previdenziali degli autonomi

Con la circolare n. 66 del 31 marzo 2017, l’Inps fornisce chiarimenti in merito agli effetti delle “unioni civili” e delle “convivenze di fatto”, così come definite dalla Legge n. 76 del 2016, sulle gestione previdenziali per artigiani e commercianti.

Nello specifico, con riferimento alle Unioni civili, l’Istituto ricorda che rileva ai fini dell’individuazione dei soggetti che svolgono attività lavorativa in qualità di collaboratori del titolare d’impresa o, se l’impresa assume forma societaria, di uno dei titolari.

L’ equiparazione tra il coniuge ed ognuna delle parti dell’Unione civile comporta, quindi, la necessità di estendere le tutele previdenziali in vigore per gli esercenti attività autonoma anche ai coadiuvanti uniti al titolare da un rapporto di unione civile, registrato ai sensi di legge e comprovato da una dichiarazione sostitutiva della dichiarazione di cui all’art. 1, comma 9 della legge n. 76/2016 e all’art. 7 del DPCM n. 144/2016.

Pertanto, precisa l’Istituto, il titolare potrà indicare, mediante il sistema ComUnica, come proprio collaboratore colui al quale è unito civilmente, identificandolo, nel campo relativo al rapporto di parentela, quale coniuge.

Nella disciplina del regime patrimoniale applicabile alle Unioni civili rientra l’art. 230 bis c.c., che disciplina l’impresa familiare e i diritti ed obblighi dei relativi partecipanti, con tutti i conseguenti diritti ed obblighi di natura fiscale e previdenziale.

Con riferimento alle convivenze di fatto, l’Istituto ritiene che l’eventuale attribuzione di utili d’impresa, da parte del titolare, ai sensi del nuovo articolo 230 ter, non abbia alcuna conseguenza in ordine all’insorgenza dell’obbligo contributivo del convivente alle gestioni autonome, mancando i necessari requisiti soggettivi, dati dal legame di parentela o affinità rispetto al titolare.

Fonte: Inps

 

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