24 Maggio 2024

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Middle-Age workers: come la Generazione X affronta il mondo del lavoro

Gli sforzi intrapresi dalle Istituzioni e delle imprese per sostenere i lavoratori di mezza età sono stati finora descritti come insufficienti. Per i nati tra il 1965 e il 1980, c.d. generazione X, conciliare i problemi di salute legati alla mezza età e far fronte alle responsabilità genitoriali o di caregiving potrebbe costituire un serio ostacolo al mantenimento del giusto equilibrio sul lavoro.

Preoccupa, ad esempio, il numero di donne che lasciano il lavoro a causa dei sintomi legati alla menopausa.

La mezza età è generalmente considerata una fase della vita incerta, dai più definita come “fase sandwich” in cui la persona, in genere, è sommersa dalle diverse esigenze di sostentamento familiare (per lo più genitori e figli) e dallo stress legato alla routine.
Anche per questo, la pandemia non ha reso facile il rientro in ufficio.

A differenza della generazione Z, i lavoratori della generazione X, avvertono, in media, maggiori difficoltà nel mantenere un reddito soddisfacente a lungo termine e a ciò si aggiunge l’esigenza di far fronte alla gestione dei problemi di salute legati all’invecchiamento.

Nonostante molti datori di lavoro si attivino nel garantire misure di sostegno adeguate ai bisogni del personale, altri sembrano non avvertire l’esigenza di investire su benefit o servizi ad hoc legati all’aging.

Da un articolo della BBC, emerge come la fase di transizione vissuta dalle donne durante il periodo che va dai 40 ai 58 anni sia molto spesso ignorata sul luogo di lavoro.

In particolar, scrive Megan Tatum, la menopausa, seppur costituisca ancora un tabù in alcuni Paesi, inizia ad essere affrontata dalle donne con maggior consapevolezza e le diverse campagne di sensibilizzazione sul tema stanno contribuendo ad abbattere lo stigma sociale e la disinformazione.

Ad esempio, nel Regno Unito, la Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani ha diffuso nuove linee guida volte a far luce sugli obblighi dei datori di lavoro verso le lavoratrici in fase di transizione verso la menopausa.

Secondo l’EHRC, laddove la menopausa sia connessa a sintomi invalidanti, l’impatto a lungo termine sulle attività quotidiane può considerarsi debilitante al pari di una disabilità.

Le linee guida sembrano voler diffondere una cultura dell’accettazione e dell’empatia verso quei bisogni individuali che, seppur spesso nascosti, contribuiscono a creare sensazioni di disagio e inadeguatezza all’interno dell’ambiente lavorativo. A ciò si aggiunge la difficoltà delle donne di farsi spazio in contesti di leadership dominati dagli uomini, settori in cui la mancanza di solidarietà potrebbe accrescere la necessità di comprensione.

Dall’analisi risulta che, seppur in minima parte, molte donne sarebbero disposte ad interrompere il proprio rapporto di lavoro a causa dei sintomi legati alla menopausa.

Altre, invece, non rinuncerebbero al proprio lavoro, ma ritengono di non riuscire a svolgere fisicamente determinate attività lavorative.

Ma in che modo la transizione può incidere sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro?

Le risultanze variano in base al tipo di attività svolta dalle donne intervistate e dall’intensità dei sintomi avvertiti, quindi, dalla capacità di quest’ultimi di incidere negativamente sull’ambiente di lavoro.

Certamente, il costo primario e diretto dell’incidenza si riconnette alla perdita economica derivante dall’abbandono lavorativo per cause connesse all’invecchiamento; altri costi, invece, rimangono perlopiù indiretti e potrebbero diversamente legarsi alla difficoltà di mantenimento di elevati i livelli di competitività sul luogo di lavoro e al rischio di perdita di interessanti opportunità di promozione.

Ad oggi il tema dell’invecchiamento sul luogo di lavoro riveste un importante punto di discussione.

La previsione di misure più sostenibili resta, ancora, lo strumento più adatto per garantire il benessere psico-fisico degli individui, in un contesto in cui diverse fasi di transizione verso un’età più adulta influenzano le persone e incidono in modo determinante sulla percezione di sé e degli altri all’interno di qualsiasi contesto sociale, compreso quello lavorativo.

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