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Time porosity: la contaminazione tra tempo di lavoro e tempo personale

Time porosity: la contaminazione tra tempo di lavoro e tempo personale
Dicembre 11
16:32 2018

Tempo e lavoro: un’introduzione

Tra tempo e lavoro esiste una profonda interconnessione: un termine altro non è che la specificazione ontologica dell’altro. Il lavoro è tempo ma il tempo, tuttavia, non è soltanto lavoro.

Sembrerebbe, infatti, esistere una differenza fondamentale tra quello che può essere definito il “tempo del lavoro” e quello che, invece, è il “tempo personale”, ma in realtà la separazione tra queste due percezioni del tempo nello spazio non è sempre stata definita nel corso della storia.

Forse perché il tempo è un qualcosa che non può essere agevolmente circoscritto in quanto ogni tentativo di misurazione dello stesso appare irrisorio davanti alla percezione soggettiva che del trascorrere del tempo nello spazio hanno i singoli. Una percezione che, tra l’altro, risulta anche essere influenzata dal contesto sociale nel quale il singolo si trova ad agire.

“Tempo del lavoro” e “tempo personale” nella storia

Non sempre, nel corso della storia, tra il “tempo del lavoro” e il “tempo personale” sono esistiti confini ben precisi.

Nelle società pre-industriali, ad esempio, tra queste due forme di tempo vi era una perfetta sovrapposizione. Il “tempo del lavoro” coincideva essenzialmente con il “tempo personale” e la misurazione dello stesso era, per lo più, il risultato del trascorrere ciclico delle stagioni.

Considerando poi che anche lo spazio del lavoro, ossia la fattoria, era attiguo allo spazio privato, ossia l’abitazione, la sovrapposizione tra le due forme di tempo era pressoché perfetta.

È con l’avvento della Rivoluzione Industriale che si realizza, invece, la massima separazione tra le due forme di tempo. Tra il “tempo del lavoro” e il “tempo personale” non può e non deve esserci più alcuna forma di sovrapposizione. È, quindi, nelle società industriali che emerge, in maniera quasi impertinente, la necessità di normare il tempo del lavoro e di circoscriverlo entro uno spazio ben definito: la fabbrica con i suoi cancelli.

Dalla totale sovrapposizione delle due forme di tempo si passa, dunque, alla decisa separazione delle stesse per poi tornare, con l’avvento del post-industrialismo, a una forma inedita di contaminazione tra il “tempo del lavoro” e il “tempo personale”.

È propria questa forma inedita di contaminazione che sta attirando, negli ultimissimi tempi, l’attenzione di alcuni sociologi del lavoro e professionisti del settore.

Il concetto di “Time Porosity”

Per indicare la nuova forma inedita di contaminazione tra il “tempo del lavoro” e il “tempo personale” è possibile utilizzare l’espressione coniata da Èmilie Genin; si tratta del concetto di “Time Porosity”. La porosità è, in realtà, un concetto fisico e cioè proprio di un corpo che presenta al suo interno degli spazi vuoti idonei ad essere riempiti, ma rende bene l’immagine della costante amalgamazione che avviene tra il “tempo del lavoro” e il “tempo personale”, una contaminazione che contraddistingue le società a capitalismo avanzato.

La digitalizzazione di massa, le nuove forme di comunicazione, il c.d. “internet of things”, hanno reso sempre più possibile quel processo di osmosi tra le due forme di tempo rendendo difficile ed oramai impossibile una loro definitiva distinzione.

È necessario, quindi, iniziare  a ri-pensare il concetto di tempo e il rapporto tra il lavoro e la vita privata, anche alla luce delle trasformazioni sociali che hanno avuto luogo negli ultimi anni.

L’idea di “Time Porosity” rappresenta, dunque, una sfida diretta ad incentivare nuovi modi di pensare il tempo nel lavoro anche ai fini di trovare forme di recupero del tempo stesso.

Basta avere un cellulare con una connessione ad internet ed ecco che una grande maggioranza di lavori possono essere svolti pressoché ovunque e in ogni momento della giornata rendendo ancora più accentuato il processo di osmosi tra il tempo del lavoro e il tempo personale.

La contaminazione tra le due forme di tempo risulta, però, essere gentile: il tempo personale si infiltra negli spazi lavorativi vuoti per poi tornare a liberali.

È evidente che la concezione che abbiamo del tempo, soprattutto del tempo dedicato al lavoro, mal si concilia con l’idea di “Time Porosity”. Questa impossibilità di rapportare i due concetti dipende essenzialmente dal fatto che per noi il tempo del lavoro continua a coincidere essenzialmente con l’orario di lavoro definito nei contratti collettivi e misurato dal magnetico strisciare di un badge in una fessura.

Viviamo in una società post-industriale continuando a ragionare con le categorie figlie del periodo industriale, dove concetti come la definizione certa dell’orario di lavoro hanno rappresentato delle importanti conquiste sul piano sociale, conquiste che forse ancora non si è pronti a mettere in discussione.

Alcune criticità

L’idea di un tempo “poroso” capace di riempire gli spazi lavorativi vuoti non può, però, essere applicata a tutte le tipologie di lavoro; per quei lavori ai quali può essere applicato si riscontra, invece, un’importanza differenza di genere.

Esistono, infatti, lavori per i quali è necessaria la presenza fisica del lavoratore sul posto. Si tratta, per lo più, di lavori manuali, ripetitivi e che richiedono poca specializzazione.

Per queste tipologie di lavoro, l’idea di un tempo “poroso” e quindi la realizzazione di una compenetrazione tra il tempo dedicato allo svolgimento dell’attività lavorativa e il tempo dedicato a questioni personali appare più difficile da sostenere, come è più difficile da sostenere la possibilità di applicare a questi tipi di lavoro nuove e più flessibili forme di organizzazione del tempo.

L’orario di lavoro e la sua definizione legale continua, così, ad essere un elemento imprescindibile.

I lavoratori con un alto livello di istruzione e che svolgono professioni prettamente intellettuali risultano essere, quindi, i soggetti più idonei a gestire le nuove relazioni tra tempo-lavoro e tempo-personale.

È, tuttavia, possibile fare un’ulteriore specifica perché anche nell’ambito dei c.d. “lavori intellettuali” permangono delle differenze; si tratta, in particolare, di differenza di genere.

Per le lavoratrici donne, infatti, la separazione tra il “tempo del lavoro” e il “tempo personale” è sempre stata contraddistinta da profili di forte ambiguità. La donna oltre ad essere lavoratrice, peraltro non sempre, è al tempo stesso anche madre e moglie. Questi tre ruoli sociali della donna, dove gli ultimi due sembrano avere addirittura un peso maggiore, hanno reso impossibile per la stessa una separazione definitiva e una gestione lineare delle due forme di tempo.

C’è da chiedersi, allora, come l’idea della porosità del tempo possa essere applicata anche a queste categorie di soggetti e se la stessa potrebbe rappresentare anche una soluzione per la c.d. questione di genere, almeno per quelle lavoratrici che, in possesso di un alto livello di istruzione, si trovano ad occupare profili professionali elevati.

La necessità di ripensare il tempo nello spazio lavorativo rappresenta, dunque, una sfida anche in questo senso.

Conclusioni  

Il concetto di “Time Porosity” non è altro che una sfida: è il tentativo di pensare a nuove modalità di organizzazione del tempo alla luce delle possibilità offerte dall’odierna società dell’informazione.

È la necessità di adeguare la concezione del tempo ai cambiamenti in atto. È il bisogno, reso necessario dal moltiplicarsi dei centri di interesse e dei punti di contatto, di ripensare il rapporto profondo che lega il tempo al lavoro, nella convinzione che una nuova forma di organizzazione lavorativa sia realmente possibile.

Il tempo del lavoro potrebbe, e forse dovrebbe, staccarsi dal luogo del lavoro: e se è vero che tempo e spazio procedono sempre insieme, è pur vero che forse è arrivato il momento di separarli.

Il tempo è diventato esso stesso un luogo.

A cura di La Rocca e Associati

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