22 Aprile 2024

Notizie dal mondo del lavoro, previdenza e fisco

Sotto la superficie: quanto tornare al lavoro è un atto di coraggio

Non è tutto oro quel che luccica

La nascita di un figlio ti cambia la vita! Questo non è solo uno slogan ma l’incipit di una storia che non è mai stata raccontata per intero. Le donne lo sanno meglio degli uomini perché vivono quel cambiamento in prima persona e vivendolo quotidianamente hanno finito per interiorizzarlo.

“Deve essere così perché è sempre stato così”. Il mantra dello status quo per eccellenza ha fatto si che alcuni comportamenti, a prescindere dalla loro correttezza, si siano radicati nei costumi sociali e alla fine abbiamo finito con il normalizzarsi e non c’è niente di più difficile che combattere ciò che è considerato normale dalla società. Ogni tentativo di messa in discussione, infatti, potrebbe essere facilmente etichettato come una deviazione e ricondotto su strade già tracciate.

Succede sempre così: quando una donna diventa madre spesso non riesce a conciliare i ritmi lavorativi con quelli familiari ed è costretta a dimettersi o a ridurre al minimo l’orario di lavoro.

Succede sempre per le donne e di rado per gli uomini. Quando si tratta di scegliere tra famiglia e lavoro a dover compiere la scelta sono sempre le donne e finiscono con lo scegliere la prima sacrificando il secondo. La società si aspetta questo e per questo non ti giudica, anzi ti eleva a modello.

È così per tutte, in ogni parte del mondo. Nonostante i timidi tentativi delle politiche nazionali di equilibrare sempre di più i carichi familiari, gli stereotipi e i costumi culturali condizionano ancora tanto le scelte individuali.

La sfida delle donne giapponesi

Il Giappone è l’emblema di un paese con due volti dove la cultura, nonostante i tentativi della politica, ha ancora un peso determinate. Un paese asiatico e industrializzato sul modello occidentale che, allo stesso tempo, è rimasto profondamente ancorato alle proprie tradizioni millenarie.

Per i giapponesi è sempre stato considerato “normale” che una donna, dopo la nascita del primo figlio, abbandonasse il proprio posto di lavoro per dedicarsi completamente alla cura della famiglia.

Esiste addirittura una legge sulle soglie di reddito che ha come obiettivo quello di incentivare il modello della donna casalinga e così, per decenni, la donna è stata identificata come “madre” e “moglie” esaurendosi in questi due sostantivi.

Da una decina di anni a questa parte, però, le cose hanno cominciato a prendere una piega diversa e molte donne, dopo un periodo di stop legato alla maternità, hanno trovato il coraggio di tornare al lavoro sfidando la rigidità del sistema culturale giapponese.

Si tratta di donne giovani, non disposte più a sacrificarsi come le loro antenate. Donne laureate e in gamba che stanno dimostrando, con la loro scelta di tornare al lavoro, che gli stereotipi possono e devono essere combattuti con l’azione.

Le donne, risorse nascoste del Paese

Il Governo giapponese oggi strizza l’occhio alle donne che vogliono riprendere a lavorare e Mori Masako, ministro delle pari opportunità, le ha definite come “la risorsa nascosta del Paese”.

Del resto, il Giappone, come anche l’Italia, è un paese dove la forza lavoro comincia a scarseggiare e la natalità è contenuta.  Questa frattura sociale ha fatto si che le donne siano diventate improvvisamente una risorsa da ricercare. Non solo perché più giovani degli uomini che lavorano ma anche perché più preparate.

Certo l’associazione della parola “risorsa” all’aggettivo “nascosta” è un’espressione per certi versi infelice. Il nascondersi è sempre un atto forzato: ci si nasconde perché si ha paura di venire allo scoperto.

Sicuramente l’appoggio del Governo giapponese è un segnale positivo che sta dando i suoi frutti permettendo a molte donne di tornare al lavoro. Per combattere tutti gli stereotipi che da sempre affliggono la figura femminile, tuttavia, servirebbe molto di più. Le leggi da sole non bastano se la società non è pronta al cambiamento. Giudizi e pregiudizi ti travolgono anche quando c’è una legge che ti tutela. Le parole vanno tradotte in fatti e i fatti devono essere interiorizzati per diventare abitudini.

Le donne giapponesi, un modello da seguire

Se è vero che ogni paese deve combattere i propri mostri a proprio modo è altrettanto vero che ogni battaglia, comunque intrapresa, è portatrice di messaggi universali. La battaglia delle donne giapponesi è un insegnamento per tutte. Esse stanno facendo vedere al mondo, con la gentilezza e la riservatezza che le contraddistingue, che bisogna essere coraggiose e che decidendo di tornare a lavoro, nonostante gli ostacoli della società, hanno gettato il seme della loro emancipazione.

Perché quel seme diventi albero ci vorrà del tempo ma averlo gettato è già un atto di speranza.  Dovranno trascorrere altri dieci anni, o forse di più, affinché possa essere raccontata una nuova storia. Ma i semi sanno essere tenaci e gli alberi hanno radici forti per resistere al vento.

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