Tempo libero. Perché le ferie sono importanti?

Le ferie, dal latino classico feriae –arum, designavano quei giorni di festa in cui ogni attività lavorativa era sospesa. Da allora, poco è cambiato: ancora oggi, quando “si va in ferie”, la cosiddetta popolazione attiva si affranca dai ritmi del lavoro e incontra il tempo libero dedicato allo svago e al riposo. Questo aspetto non è stato trascurato dall’ordinamento giuridico, trovando tutela nientemeno che nella nostra Carta costituzionale. L’art. 36, comma 3, dispone infatti: «Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunciarvi».

Andare in ferie: i dati Eurostat

In Italia, la settimana di Ferragosto rappresenta il picco delle partenze estive, il momento in cui si concentra il maggior flusso vacanziero. Tuttavia, stando agli ultimi dati Eurostat: con il 31,4% della popolazione che nel 2024 non ha potuto permettersi neppure una settimana di ferie, il nostro paese detiene il primato europeo della rinuncia al riposo, superando Romania (30,1%) e Grecia (28,7%). Numeri che tradotti in volti equivalgono a oltre 18,5 milioni di italiani privi delle risorse economiche e materiali per godersi un periodo di meritato riposo (Fonte: Eunews).

Rinunciare alle ferie non rappresenta solo la mancanza di un diritto: significa essere privati non solo del meritato rallentamento dai ritmi lavorativi, ma anche di quelle pause rigenerative che alimentano la vita: il tempo per coltivare passioni, approfondire relazioni, imparare qualcosa di nuovo, viaggiare. Equivale, dunque, a migliorare la propria qualità di vita. Rappresenta, in sostanza, un mancato investimento sul proprio benessere fisico e mentale. Investire nel tempo libero, infatti, può assumere forme diverse e arricchenti. Un esempio? I soggiorni linguistici, che uniscono l’utile al dilettevole: immergersi in una nuova cultura mentre si apprende una seconda lingua.

Essere bilingui: i benefici

Uno studio – diffuso da Internazionale Imparare le lingue fa bene a tutti – ha dimostrato che i benefici legati all’apprendimento di una nuova lingua superano le competenze acquisite proprio perché sono in grado di stimolare la neuroplasticità, contribuendo a rallentare il declino cognitivo legato all’età. Non solo: essere bilingui contribuisce «a una migliore attenzione selettiva, a una maggiore capacità di ignorare le distrazioni e a una maggiore flessibilità cognitiva» continua l’articolo.

Eppure, c’è stato un tempo in cui i sociolinguisti guardavo con diffidenza al bilinguismo. Negli anni ’60, gli studi di Wallace Lambert – antesignano del multilinguismo – dovettero affrontare i pregiudizi radicati nella società. Nei suoi primi lavori, come A Social Psychology of Bilingualism pubblicato nel The Journal of Social Issues (1967), Lambert documentò che i bambini bilingui venivano spesso etichettati come “confusi” o “in ritardo”, soprattutto in contesti monolingui che interpretavano la doppia lingua come un ostacolo e non una ricchezza.

Ad oggi è chiaro che il bilinguismo sfocia in un arricchimento personale del bilingue sul piano sociale, cognitivo e linguistico. Sul piano professionale, ad esempio, parlare più di una lingua incrementa le opportunità lavorative, in particolare in ambiti internazionali; favorisce una comunicazione interculturale più efficace e può essere associato a remunerazioni più elevate.

Salute mentale e crescita personale: il vero valore delle ferie

Questo il quadro che emerge: le ferie si rivelano ben più di una semplice pausa. Esse sono un investimento trasversale sul proprio capitale umano perché proteggono la salute mentale, alimentano la curiosità e, in casi come i soggiorni linguistici, potenziano addirittura le capacità cerebrali. In un periodo in cui il confine tra lavoro e vita privata è sempre più labile e poroso, riconquistare il diritto al riposo diventa un atto di prevenzione non solo individuale, ma collettivo.

Leggi anche:

Eurostat: il 27% in Ue non ha potuto permettersi una settimana di vacanza

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

In Primo Piano

Continua a leggere

Aumentano le morti sul lavoro nell’UE

Bruxelles – Nel 2024 sono morte 3.367 persone in incidenti sul lavoro nell’Unione europea, 45 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento dell’1,4 per cento. È quanto emerge dagli ultimi dati di Eurostat, secondo cui nello stesso anno...

Minacce e attacchi informatici sul posto di lavoro per tre lavoratori su quattro nell’UE

Bruxelles – Tre dipendenti su quattro nell’Unione europea si sono scontrati con e-mail, messaggi o link sospetti sul luogo di lavoro. Sono i dati che emergono da un nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi (30 settembre) dalla Commissione europea. Condotto...

How is the Mediterranean changing?

Spanish scientists and researchers from Europe and the US compiled data from 46 oceanographic campaigns carried out between 1976 and 2018 to study changes in the Mediterranean and the impact of climate change. Temperature, oxygen, pH, carbon and even the...