A tre mesi dall’entrata in vigore, il 7 giugno, del decreto legislativo 96/2026 che ha recepito in Italia la direttiva europea sulla trasparenza salariale, solo una impresa su tre è in fase operativa o avanzata nell’implementare gli obblighi e gli adempimenti previsti. Il 90,3% conosce tempi e previsioni della nuova normativa, e il 60,4% segnala che la preparazione dei responsabili delle risorse umane è aumentata.
Sono questi alcuni risultati del sondaggio condotto a settembre dall’Associazione italiana per la direzione del personale (curato dal centro ricerche Aidp diretto da Umberto Frigelli), che Il Sole 24 Ore del Lunedı̀ può anticipare. A rispondere sono stati i direttori delle risorse umane di 434 aziende, tra piccole, medie e grandi.
Nella Ue il divario retributivo medio fra donne e uomini è dell’11%, ma con forti differenze tra i Paesi e anche fra il settore pubblico e quello privato. In Italia il gender pay gap nella retribuzione oraria del privato è del 17,4%, ma raggiunge il 23,4% nelle attività professionali, scienti iche e tecniche, e il 21,8% nella inanza. Tra gli obblighi del Dlgs 96/2026 già in vigore per le aziende, c’è quello di pubblicare la retribuzione iniziale o la fascia salariale da attribuire a ogni posizione, in fase di selezione del personale.

