La copertura della pdl delle opposizioni sul congedo parentale “risulta inidonea” in quanto “formulata in termini meramente programmatici facendo riferimento alla rimodulazione o alla soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e quantificati”. È scritto nella relazione tecnica della Ragioneria Generale dello Stato firmata dalla ragioniera Daria Perrotta e piombata in questi giorni sul tavolo della Commissione bilancio della Camera.
La proposta di legge chiedeva di incrementare la misura del congedo obbligatorio di maternita’, innalzandolo dall’80% al 100% della retribuzione per le lavoratrici dipendenti, autonome e libere professioniste e l’assegno di maternita’ per lavori atipici e discontinui, a 2.500 euro in luogo dei 3 milioni di lire.
Prevedeva inoltre un “congedo paritario”, in luogo dell’attuale congedo obbligatorio di paternita’ pari a 10 giorni fino a cinque mesi di vita del bambino.
Tale congedo paritario prevedeva che il padre lavoratore, nell’intervallo di tempo tra il mese precedente la data presunta del parto e i diciotto mesi successivi, avesse il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo non superiore a cinque mesi.
Il congedo e’ fruibile dal padre indipendentemente dal diritto della madre di fruire del congedo di maternita’ e non e’ alternativo a esso ed e’ riconosciuto al padre anche qualora la madre sia una lavoratrice autonoma avente diritto all’indennita’.
Il congedo si applica anche al padre adottivo o affidatario ed e’ fruibile per un mese in caso di morte perinatale del figlio.
La commissione Bilancio della Camera ha bocciato la proposta di legge unitaria delle opposizioni sul congedo parentale paritario dopo i rilievi della Ragioneria sulle coperture al provvedimento: di seguito la commissione ha approvato un parere soppressivo per l’Aula.
Le opposizioni avevano provato a chiedere una riapertura dei termini degli emendamenti per provare a proporre una copertura diversa o una sospensione per approfondire tecnicamente i rilievi della Ragioneria.

