Futuro e lavoro, giovani e Neet. Ma è vero?

Dopo la pandemia il cambio di paradigma per ragazzi e intere generazioni, tutti catapultati in un domani diverso. 

Chi studiava, con lo shock sanitario, ha concluso gli studi accademici a distanza. Altri hanno intrapreso nuovi lavori con contratti di stage magari senza conoscere di persona il proprio datore di lavoro. Isolati in una stanza e senza interagire con i colleghi.

Dopo lo stop di pandemia, il paradosso: molti laureandi si sono ritrovati un curriculum più scarno.

La riduzione delle iniziative formative in presenza ha causato quella che viene definita povertà educativa, un segno meno anche emozionale e fisico per gli studenti.

Ma che dicono ad oggi i dati relativi all’occupazione giovanile dopo l’uscita dal mondo universitario?

Secondo un articolo di Abha Bhattarai uscito in questi giorni sul Washington Post dal titolo “Degree? Yes. Job? Maybe not yet” la situazione è (appunto) diversa dopo l’onda anomala Covid 19.

“Sebbene le probabilità di trovare lavoro siano migliorate rispetto al periodo pre-pandemia, questo non è stato lo stesso per i nuovi giovani assunti.

I dati confermano infatti che il tasso di disoccupazione statunitense per i giovani tra i 20 e i 24 anni è salito bruscamente nell’ultimo anno, passando dal 6,3% al 7,9% a maggio 2024.

Se per la maggior parte degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, una laurea appena conseguita portava una possibilità di impiego migliore rispetto a chi si fermava al diploma superiore, la situazione  sembra totalmente cambiata.

I neolaureati di oggi, di età compresa tra i 22 e i 27 anni, hanno un tasso di disoccupazione più elevato rispetto al passato – il 4,7% a marzo – rispetto alla popolazione generale”. Riporta il quotidiano  l’analisi della Fed di New York. 

Secondo i dati Ocse riportati di recente dal Sole 24 Ore dalla crisi del 2008 ad oggi, la percentuale di giovani disoccupati e con carenze educative è passata dal 19% al picco del 24% nel 2020, per poi diminuire negli ultimi anni fino al 16% nel 2023. 

I numeri maggiormente rappresentativi dei neet si rintracciano tra donne e nati al sud.

Secondo i dati Istat, “nelle regioni del Nord, mediamente i neet rappresentano l’11% della popolazione giovanile; dato che sale al 21% considerando il centro sud”. 

Per combattere il fenomeno post pandemia sono stati messi sul tavolo i fondi Next Generation Ue.

Risorse per i giovani con un investimento ingente di 34,5 miliardi di euro divisi tra scuola, università, digitalizzazione e all’inclusione sociale.

Ma davvero ai giovani oggi sembra un problema inserirsi nel mondo del lavoro?

In Primo Piano

Continua a leggere

Aumentano le morti sul lavoro nell’UE

Bruxelles – Nel 2024 sono morte 3.367 persone in incidenti sul lavoro nell’Unione europea, 45 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento dell’1,4 per cento. È quanto emerge dagli ultimi dati di Eurostat, secondo cui nello stesso anno...

Minacce e attacchi informatici sul posto di lavoro per tre lavoratori su quattro nell’UE

Bruxelles – Tre dipendenti su quattro nell’Unione europea si sono scontrati con e-mail, messaggi o link sospetti sul luogo di lavoro. Sono i dati che emergono da un nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi (30 settembre) dalla Commissione europea. Condotto...

How is the Mediterranean changing?

Spanish scientists and researchers from Europe and the US compiled data from 46 oceanographic campaigns carried out between 1976 and 2018 to study changes in the Mediterranean and the impact of climate change. Temperature, oxygen, pH, carbon and even the...