Cambia a partire da luglio una delle regole più delicate del rapporto tra lavoro, risparmio e pensione.
Per i dipendenti privati di prima assunzione, esclusi i domestici, l’ingresso nella previdenza complementare non passerà più dal vecchio silenzio-assenso dopo sei mesi: scatterà automaticamente dal primo giorno di lavoro.
II Tfr maturando sarà destinato al fondo pensione previsto dal contratto collettivo. Il lavoratore potrà rinunciare, ma dovrà farlo entro 60 giorni.
IL TFR IN GIOCO.
La novità, introdotta dalla legge di Bilancio, non riguarda il Tfr già accumulato né modifica le scelte dei lavoratori già in servizio. Interviene sul Tfr futuro e punta a rafforzare il secondo pilastro previdenziale, decisivo in un sistema in cui carriere discontinue e salari bassi rischiano di produrre assegni pensionistici più leggeri.
COME FUNZIONA.
Il meccanismo è semplice. Lo spiega Claudia Marin su QN. “Se il contratto collettivo prevede un fondo di riferimento, l’adesione
awerrà a quel fondo. Se in azienda esistono più forme pensionistiche, il Tfr andrà a quella alla quale aderisce il maggior numero di lavoratori, salvo diverso accordo. Se invece manca un fondo contrattuale, scatterà l’iscrizione alla forma residua le, oggi il fondo Cometa. Con l’adesione confluiranno il Tfr maturando, il contributo del datore di lavoro e quello del lavoratore.
LA SCADENZA.
Il punto operativo sono i 60 giorni, termine entro cui il dipendente potrà rinunciare. In tal caso potrà destinare il Tfr maturando a un’altra forma di previdenza complementare o mantenerlo secondo il regime ordinario: in azienda o, nelle imprese soggette all’obbligo, presso il Fondo di Tesoreria Inps. La dichiarazione dovrà essere conservata dal datore di lavoro. Trascorso il termine, i versamenti partiranno dal mese successivo, con le quote dovute dalla data di assunzione.
LE MODALITA DI INVESTIMENTO.
Una novità riguarda l’investimento delle somme. Nel vecchio schema il Tfr conferito tacitamente finiva nel comparto
garantito. Ora le quote dell’adesione automatica saranno indirizzate verso linee coerenti con
l’età del lavoratore e con l’orizzonte temporale disponibile. Un giovane con davanti 40 anni di lavoro non sarà trattato come un dipendente vicino alla pensione. E’ una scelta più razionale, ma richiede chiarezza: il fondo pensione non è un deposito, è uno strumento investito
sui mercati.
QUANDO SI CAMBIA LAVORO.
Per chi cambia impiego e ha già lavorato, il datore dovrà verificare la scelta previdenziale compiuta e informare sugli accordi applicabili. Se il
dipendente è già iscritto a un fondo, potrà indicare entro 60 giorni dove destinare il Tfr del nuovo rapporto, o scatterà l’automatismo.
LE FORME DI USCITA.
Cambiano anche alcune modalità di uscita: accanto alla rendita vitalizia saranno possibili rendite temporanee,
erogazioni frazionate o programmate, prelievi distribuiti nel tempo e combinazioni tra capitale e rendita. L’obiettivo: rendere la previdenza complementare meno rigida.
IL CAMBIAMENTO.
Il contesto spiega la scelta del legislatore. Secondo Covip, la previdenza complementare conta oltre 10 milioni di iscritti effettivi e risorse per più di 260 miliardi. Eppure, l’adesione resta diseguale per età, reddito, territorio e dimensione aziendale. I giovani, che avrebbero più tempo per accumulare, sono spesso quelli meno presenti nei fondi. L’automatismo punta a correggere questo squilibrio.
I VANTAGGI.
II vantaggio è evidente: chi entra nel mercato del lavoro inizia subito a costruire una pensione integrativa, beneficiando anche dell’eventuale contributo aziendale previsto dai contratti. II rischio è che l’adesione venga percepita come una scelta imposta o non compresa.
Per questo sarà decisiva l’informazione: il lavoratore dovrà sapere dove va il suo Tfr, in quale comparto viene investito, quali costi sostiene e che prestazioni potrà ottenere.
L’OPERAZIONE.
II Tfr è sempre stato, per milioni di italiani, una riserva di sicurezza. Da domani, per i neoassunti privati, la riserva sarà orientata verso la pensione integrativa. Non è una cancellazione del Tfr, ma una diversa destinazione. La riforma ha un obiettivo condivisibile: rafforzare la previdenza complementare. Ma la sua riuscita dipenderà da un punto

