I dati europei.
In Europa il 23 per cento della popolazione sopra i 16 anni soffre di una qualche forma di disabilità e oltre cento milioni di persone incontrano ancora ostacoli nell’accedere all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al lavoro, alle attività di tempo libero. Sono i dati, inaspettati, offerti da un recente studio di Eurostat diffuso dal Consiglio dell’Unione europea, e ripresi nei giorni scorsi in occasione del 3 dicembre, giornata mondiale delle Persone con disabilità.
“La disabilità può toccare tutte le famiglie” ripete da tempo Francesco Alberto Comellini esperto nazionale di settore.
Fatti e cifre.
Nell’Ue la percentuale delle donne disabili è maggiore rispetto a quella degli uomini: 29 per cento contro il 24 per cento. Una persona disabile su due si sente esclusa dalla società: «In molti — scrive il Consiglio dell’Unione europea — sono trattati male o ingiustamente a causa della loro disabilità.
Nel 2020 (ultimi dati disponibili) «il 17,7 per cento delle persone con disabilità di età compresa tra i 20 e i 26 anni era disoccupata rispetto all’8,6 per cento delle persone senza disabilità della stessa fascia d’età».
Questo vuol dire che viene meno l’autodeterminazione finanziaria, la cui assenza potrebbe far piombare le persone con disabilità nel vortice della povertà. Come conferma un altro dato «Nel 2023, il 28,8 per cento delle persone con disabilità era a rischio di povertà o di esclusione sociale, rispetto al 18 per cento delle persone senza disabilità».
Cresce anche il tasso di abbandono scolastico che, sempre secondo lo stesso Consiglio dell’Unione europea, sarebbe il doppio rispetto a quello delle persone normodotate: «Molti giovani con disabilità frequentano scuole speciali e hanno difficoltà ad accedere all’istruzione e alla formazione ordinarie: solo il 29 per cento ottiene un diploma di istruzione terziaria rispetto al 44 per cento delle persone senza disabilità» (Fonte: Vatican News).
“Con l’invecchiamento, aumentano le probabilità di avere disabilità”.
Il grafico pubblicato dal Consiglio d’Europa indica la percentuale di persone con disabilità per fascia di età, dati al 2023.
Così, se è vero quanto viene riportato dall’Ocse che in Italia si vive di più che in altri Paesi Europei tra pochi anni il numero di persone disabili sarà cresciuto ancora di più rispetto ad oggi.
L’autore Francesco Alberto Comellini in un lungo e articolato intervento pubblicato sul “Piccolo” di Alessandria in questi giorni ha spiegato in cosa consiste il Terzo piano d’azione sulla disabilità rilanciato per il BelPaese in occasione della giornata del 3.
Del piano di programmazione strategica redatto in Italia cosa sappiamo?Secondo Comellini è stato fatto ”un passo in avanti dal punto di vista culturale, perché dopo la convenzione Onu *sui diritti delle persone con disabilità e la riforma di settore attuata con legge delega* del 2021 la persona diventa cittadino da abilitare e non piu’ malato da assistere”.
Il passo indietro invece sarebbe proprio il Piano: inattuabile, a costi zero, pieno di cavilli e rimandi burocratici, con i costi e gli adempimenti scaricati sui territori e un po’ in giro. Le azioni previste non esecutive a fronte di una enunciazione allineata ai più alti standard internazionali.
Quindi cosa succederà?
Leggi l’editoriale per saperne di più (per cortesia del Direttore del Piccolo di Alessandria Marcello Feola)
Tiziana Benini

