Nella lotta all’economia sommersa, “tra i rischi che richiedono maggiore attenzione figurano quelli legati alle criptoattività, basate su tecnologie che garantiscono un elevato grado di anonimato e operano spesso al di fuori dei canali finanziari tradizionali, in giurisdizioni extra UE. Una parte rilevante degli scambi avviene direttamente tra utenti (peer-to-peer). Queste caratteristiche possono agevolare le attività illecite o l’occultamento di operazioni legittime”.
“Il rischio è già visibile nei dati: nel primo semestre del 2025, oltre 4.600 casi di operazioni sospette in Italia hanno riguardato l’uso di criptoattività; più della metà delle segnalazioni sono state trasmesse dai virtual asset service providers (VASP)”, ha aggiunto il numero uno di Palazzo Koch.
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