Conversazioni, informazioni e immagini di ciascuno di noi nella vita di tutti i giorni e durante il lavoro potrebbero essere usate a scopi commerciali se venisse approvato il pacchetto normativo “Digital Omnibus” a Bruxelles. È ancora in bozza ma il pacchetto giuridico rischia la retrocessione dei diritti in materia di privacy nel nome della competitività tecnologica e di ridurre tutte le tutele costruite a partire dal 2016 attraverso alcuni provvedimenti storici. Sono quelli in materia di dati digitali e di tutela di tutta la complessa sfera di diritti collegati alla privacy: dal GDPR, simbolo del diritto europeo alla riservatezza, all’AI Act, fino alla direttiva Privacy e al Data Act.
Secondo le bozze del pacchetto legislativo le grandi piattaforme, le big tech, potrebbero utilizzare i dati personali per addestrare i propri sistemi di intelligenza artificiale, appellandosi al principio del legittimo interesse. In nome di questo “interesse”, un’azienda potrebbe raccogliere informazioni personali, come conversazioni, immagini, preferenze e processarle nei suoi algoritmi, senza il consenso diretto dell’utente. Basta sostenere che lo scopo è “proporzionato” o “necessario allo sviluppo tecnologico”.
A rischio anche il trattamento di categorie speciali di dati, come quelli sanitari o biometrici, se ciò “non ostacola in modo sproporzionato lo sviluppo dell’IA”.
In altre parole: il principio di precauzione rischia di capovolgersi. Non più: “Non toccare i dati sensibili”. Ma: “Toccali, purché tu lo faccia con cautela”.
Il pacchetto Digital Omnibus prevede anche la fusione della direttiva ePrivacy, quella dei famigerati banner dei cookie, direttamente nel regolamento.
Una mossa che, secondo European Digital Rights (EDRi), rischia di far saltare le ultime barriere di protezione “invisibili” tra l’utente e il suo dispositivo.
Le questioni sul trasferimento dei dati oltreoceano dal defunto Privacy Shield al nuovo Data Privacy Framework mostrano un diverso equilibrio tra Bruxelles e Washington.
La Commissione, sotto pressione economica e diplomatica, sembra orientata verso una maggiore flessibilità: una forma di allineamento con la dottrina americana del “consenso implicito”, dove l’innovazione prevale sul principio del diritto alla riservatezza.
L’Europa, di fatto, rischia di rinunciare alla propria “eccezione etica”.
Si annuncia una controriforma a favore dei dati commerciali.

