Legge di Bilancio 2026: chi valorizza la nuova “Carta Valore”?

La cultura non è sempre una scelta

Nell’edizione del 2024 del Salone Internazionale del Libro di Torino un’infelice affermazione della scrittrice e saggista Chiara Valerio ha scoperchiato accese polemiche e necessarie riflessioni. Valerio, nella cornice dell’Arena Robinson di Repubblica, affermava: «La cultura è una scelta del singolo, esattamente come avere gli addominali». Con questa dichiarazione la scrittrice rimarcava la distinzione tra la cultura, intesa – appunto – come scelta personale e consapevole, e l’istruzione, concepita come un diritto garantito e tutelato dalla nostra Carta costituzionale.

Tuttavia, l’accesso alla cultura – ovvero come partecipazione al sapere, alla formazione, alle esperienze intellettuali e artistiche – non può essere ridotto a un’opzione liberamente esercitabile da ciascun soggetto. In non pochi contesti familiari e sociali ciò che appare come una “scelta” è nella pratica un esercizio irrealizzabile: famiglie con difficoltà economiche, ambienti sociali con limitate risorse educative, quartieri periferici con carenza di servizi.

Le barriere economiche, le fragilità sociali e le disuguaglianze territoriali rendono la formazione e la fruizione culturale sempre meno accessibile. Dunque, la “scelta” della cultura diventa fortemente condizionata da fattori strutturali e non semplicemente da volontà individuale.

Il “bonus cultura” della Legge di Bilancio 2026

Nella cornice appena delineata, il “bonus cultura” previsto dalla Legge di Bilancio 2026 rischia di risultare più simbolico che realmente inclusivo. La misura, legata strettamente al completamento regolare del percorso scolastico, lascia fuori – come riporta il Corriere della Sera – «chi ha lasciato la scuola, chi è stato bocciato e chi ha intrapreso una formazione professionale, come parrucchiere o meccanico». Il comma 1 dell’art. 108 stabilisce infatti che «la “Carta Valore”, è destinata ai giovani che, a partire dall’annualità 2026, conseguono il diploma di istruzione seconda superiore entro il diciannovesimo anno di età».

In altre parole, chi avrebbe più bisogno di sostegno per avvicinarsi alla cultura e all’educazione artistica rischia di essere escluso: «sono i cosiddetti ELET (Early Leaving from Education and Training)», continua il Corriere, sottolineando che «l’abbandono scolastico colpisce soprattutto le fasce più svantaggiate della popolazione: chi abita nelle periferie delle grandi metropoli, i figli degli immigrati e le regioni del Sud».

Il bonus che non si limita all’acquisto di libri

In questo modo, la misura rischia di rafforzare anziché attenuare le disuguaglianze culturali e formative, favorendo chi ha già avuto accesso a percorsi regolari e lineari di istruzione. Va sottolineato che il bonus non si limita all’acquisto di libri: comprende anche cinema, teatro, strumenti musicali, corsi di formazione culturale e altre esperienze di crescita che possono contribuire in maniera significativa allo sviluppo intellettuale e creativo di chi è giovane.

Il comma 2 dell’articolo 108 specifica, infatti, che la Carta Valore attribuisce «un credito da utilizzare per l’acquisto di beni e servizi culturali, in particolare: biglietti per spettacoli teatrali e cinematografici, libri, abbonamenti a quotidiani e periodici anche digitali, musica registrata, strumenti musicali, ingressi a musei, mostre ed eventi culturali, nonché corsi di musica, teatro, danza o lingua straniera».

Eppure, se questa opportunità viene preclusa a chi ha incontrato ostacoli nel percorso scolastico o ha seguito percorsi formativi alternativi, sorge spontanea una domanda: è davvero giustificabile negare a chi ha affrontato maggiori difficoltà la possibilità di vedere un film in sala, ascoltare l’ultimo album del cantante preferito o partecipare a un corso di ceramica?

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

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