Liberi professionisti:Il raggiungimento dell’età pensionabile non segna più la conclusione della carriera per un numero crescente di liberi professionisti. Nell’arco di vent’anni il numero di specialisti e lavoratori autonomi che percepiscono la pensione continuando contestualmente ad esercitare la professione è quasi triplicato, passando da circa 42mila a oltre 130mila unità.
Se la spinta principale risiede nella passione per il proprio lavoro — elemento particolarmente diffuso nelle regioni del Nord e del Centro — non manca la necessità economica derivante da trattamenti previdenziali talvolta non sufficienti a garantire l’indipendenza finanziaria. A scattare la fotografia è il Centro Studi dell’Adepp (l’associazione delle Casse di previdenza private) in un report dedicato alla silver economy e ai pensionati attivi, dal quale emerge come la prosecuzione dell’attività lavorativa non rappresenti una scelta sporadica o temporanea, bensì una dinamica ormai strutturale.
I dati evidenziano che su un bacino complessivo di 1,6 milioni di iscritti agli enti privatizzati, in 11 gestioni su 19 la quota di chi prosegue il lavoro dopo il pensionamento supera il 40%, mentre in 6 Casse la soglia oltrepassa il 50%. Questa fascia di professionisti mantiene un’elevata capacità di produrre reddito e di contribuire al sostentamento delle stesse Casse previdenziali, pur confermando il divario di genere: nel 2024 il reddito medio delle pensionate ancora in attività (34.847 euro) è risultato pari al 64% circa di quello dei colleghi uomini (54.157 euro).

