Per millenni a partire da Platone il sapere è stato un blocco unico. Poi è arrivata la rivoluzione di Galileo e Newton, e il mondo si è diviso in due: da una parte la scienza, focalizzata sul “come funzionano le cose”, dall’altra la filosofia, incaricata di occuparsi del “perché”. In un articolo firmato da Corrado Ocone su Libero si consuma il racconto di una storica riconciliazione: il muro tra scienza e filosofia è crollato. Come a Berlino.
Come evidenzia Ocone, il Novecento ribalta le carte in tavola. La fisica moderna — spingendosi nei territori della meccanica quantistica e sostituendo il dogma della certezza matematica con il calcolo delle probabilità che muove l’odierna Intelligenza Artificiale — ha dovuto ammettere l’inevitabile: per capire la materia serve la metafisica.
Riprendendo le tesi dello studioso William Eggington nel saggio La biblioteca dei quanti, l’autore sottolinea come fisici del calibro di Werner Heisenberg siano arrivati alle stesse conclusioni di Immanuel Kant e dei grandi della letteratura come Shakespeare o Borges: ciò che osserviamo non è la realtà in sé, ma solo una sua rappresentazione filtrata dai nostri sensi e dal nostro cervello.
Citando il saggio di William Eggington (La biblioteca dei quanti. Borges, Heisenberg, Kant e la natura ultima della realtà, Luiss University Press) Ocone mostra come la fisica teorica arrivi a toccare la letteratura e la mistica.
Possiamo dunque aspirare a capire tutto? La risposta è no, bloccata dal principio di incompletezza di Kurt Gödel: per comprendere un sistema bisognerebbe esserne fuori, ma noi nell’universo ci stiamo dentro. Siamo immersi. Ciò che conta, conclude Ocone, è la fine della separazione tra le due culture: tramontata la modernità, scienza e filosofia sono tornate a fare squadra. Giu’ il muro, insieme a caccia del futuro.

