24 Maggio 2024

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Sharenting, c’è chi dice no

Freni e frizioni. La sovraesposizione dei minori per la pubblicazione sui media diventa un caso. 

La nascita di un figlio è uno dei momenti più emozionanti per ogni genitore. Dai primi passi alle piccole birbate. La felicità è incontenibile e ogni piccolo cambiamento sembra essere sempre un’occasione speciale da scattare o registrare.  

Ma è davvero così bello esporre i bambini sui social? 

La pubblicazione delle foto dei più piccoli è stata ribattezzata con un neologismo: “Sharenting”. Nato negli Stati Uniti, il termine deriva dalle parole inglesi “share” (condividere) e “parenting” (genitorialità). 

L’esposizione avviene senza il consenso dei bambini. Sono troppo piccoli o non ancora così grandi da capire le implicazioni, oppure il consenso non viene  richiesto. 

Secondo Save The Children più propriamente si dovrebbe usare il termine “over-sharenting”, ovvero l’eccessiva perenne esposizione online di bambini e bambine. 

Ciò che viene condiviso online può essere rubato e modificato. Può essere usato nel deep web, mille le incognite.

Secondo il Garante Privacy, e non solo,  “rischia di non essere più sotto il nostro controllo”.

Triste verità sullo sharenting

I contenuti condivisi online vengono direttamente messi a disposizione di chi può riutilizzare questo materiale per scopi illeciti, dall’adescamento dei minori online  alla pedopornografia.  

Il Garante della Privacy italiano ha preso posizione contro questo fenomeno diffuso tra i genitori di condividere online immagini e video dei propri bambini.  

Un comportamento che mette a rischio la privacy e la tutela. Ma lo stesso magnate Bill Gates aveva avvertito dei rischi per i minori. 

Intanto sono partite un po’ ovunque le proposte di legge di tutela dei minori e quelle per limitare la possibilità ai genitori di diffondere video e foto personali.  

In Italia la proposta di legge ha anche l’obiettivo di arginare i guadagni ottenuti dal social engagement e di dare ai minori il diritto all’oblio digitale. 

Cosa prevede la legge contro lo sharenting? 

La proposta legislativa è in tre parti.  

La prima riguarda la limitazione dell’esposizione mediatica dei minorenni.

La seconda si focalizza sulla gestione dei guadagni derivanti dall’esposizione dei piccoli e destinati ad un fondo accessibile esclusivamente dai minori al raggiungimento della maggiore età.

La terza si concentra sul “diritto all’oblio” digitale, la quale prevede che al compimento del 14º anno di età, i giovani potranno richiedere la rimozione dal web di tutti i contenuti che li vedono protagonisti.  

Ma proposte di legge a parte e’ fondamentale sensibilizzare i genitori. Fondamentale educare all’uso di  piattaforme e social e al materiale sui  propri figli. 

Per saperne di più su questo tema, il Garante  ha realizzato un’informativa dedicata ai genitori al fine di limitare sensibilmente la diffusione dei contenuti online dei propri piccoli.  

Chiediamoci sempre se i nostri figli un domani saranno felici di vedere le loro foto pubblicate senza il loro consenso. 

Adulti del futuro, sarete più gelosi della vostra privacy? 

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