Il Governo stimava una platea di 3,8 milioni di beneficiari e aveva stanziato a copertura 649 milioni (570,3 milioni nel 2026 e 78,6 milioni nel 2027). Per conoscere i beneficiari effettivi – un dipendente può anche rinunciarvi, ad esempio se ha molte detrazioni – bisognerà attendere le certi icazioni uniche e i modelli 770 del prossimo anno, relativi al 2026. Ma è certo che i contratti collettivi in scadenza nel settore privato sono numerosi sia nel 2027 (42), sia nel 2028 (35).
E quindi una proroga potrebbe avere impatti significativi. Come si rileva dall’archivio del Cnel, oltre al contratto collettivo del Commercio, scadono il prossimo anno quello dei Pubblici esercizi (oltre 800mila lavoratori), quello della Logistica (577mila) e quello del TurismoConfcommercio (565mila). Scadrà a fine febbraio 2027 anche il Ccnl dei dipendenti degli studi professionali (341mila).
Tuttavia, la progressiva diffusione della tassa flat sugli aumenti renderebbe ancora meno “universale” l’Irpef, oltretutto con trattamenti diversi per lo stesso tipo di reddito. A tendere, potrebbero esserci sempre più dipendenti che hanno lo stesso livello di reddito, ma una tassazione effettiva diversa, ad esempio perché alcuni hanno aumenti detassati e altri no, oppure premi di produttività più alti. Come ha già rilevato la Corte dei conti (Relazione 2025) «l’introduzione o il rafforzamento di regimi agevolati per premi di produttività e incrementi retributivi ha ulteriormente ridotto la base imponibile effettiva» dell’Irpef, e il suo gettito. Per contenere la spesa pubblica, il Governo potrebbe agire sulla soglia di reddito. Nella prima versione della legge di Bilancio 2026, infatti, il limite era a 28mila euro 10 ed è stato poi portato a 33mila nell’iter parlamentare.
«Siamo stati fra i maggiori sostenitori della norma – spiega Vera Buonomo, segretaria confederale della Uil – e condividiamo che possa essere prorogata senza un abbassamento della soglia di accesso». Mette l’accento sulle criticità di una mancata proroga Nicola Marongiu, coordinatore dell’area Contrattazione e mercato del lavoro della Cgil. «Non sarebbero più coperti dall’imposta sostitutiva importi oggi detassati – spiega –. Oltre alla problematicità di una agevolazione per un anno, vediamo altri due limiti: la soglia di 33mila euro lordi, che taglia fuori molti lavoratori, e il fatto che non ci sia una selezione fra i contratti collettivi, cioè la norma non distingue fra quelli rinnovati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative e tutti gli altri». Secondo Pierangelo Albini, Direttore Lavoro, welfare e capitale umano di Con industria, si tratta di «una misura positiva se si considerano i ini, ma migliorabile nei contenuti. Servirebbe un intervento più strutturato e più coerente con i contenuti del decreto del primo maggio su contratto giusto e salario giusto. La crescita sostenibile delle retribuzioni — conclude — deve inserirsi in un sistema di relazioni industriali capace di valorizzare la contrattazione collettiva di qualità e il legame tra salari e produttività».
Dario Acquaro e Cristiano Dell’Oste– Contratti, 42 settori in cerca di flat tax – Il Sole 24 Ore.
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