Sei milioni e mezzo di lavoratori del privato vedranno scadere il proprio contratto collettivo nazionale nel 2027. Sono 42 i settori coinvolti, a partire dal commercio, con oltre 2,5 milioni di addetti. E a questa platea in cerca di lat tax che si rivolge la possibile proroga della lat tax del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali. Prevista dalla scorsa legge di Bilancio per il solo 2026, la misura è nella lista delle conferme del ministero del Lavoro ed è stata annunciata anche dalla premier Giorgia Meloni.
La misura non riguarda tutti i lavoratori coinvolti dai rinnovi, ma solo quelli con un reddito da lavoro fino a 33mila euro. I fondi stanziati per quest’anno ammontavano a 649 milioni, per un numero di beneficiari stimato in 3,8 milioni. E una platea di 6,5 milioni di lavoratori quella che vedrà scadere il proprio contratto collettivo nazionale nel 2027: guardando al solo settore privato, sono 42 i Ccnl che si avviano al capolinea. Il principale è il contratto Commercio e servizi di Confcommercio, che da solo riguarda oltre 2,5 milioni di addetti. A questa platea si rivolge la possibile proroga dell’Irpef agevolata al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, prevista – solo per il 2026 – dalla scorsa legge di Bilancio.
Nel cantiere della manovra, che si aprirà nei prossimi giorni con l’ok del Governo al disegno di legge di Bilancio 2027, il ministero del Lavoro vorrebbe vedere confermata questa lat tax, tra l’altro apprezzata dai sindacati. La stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel mese di luglio, ha preannunciato una proroga. L’obiettivo è sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, fiaccato dall’in lazione, balzata a settembre al 4,2% su base annua (dati Istat provvisori).
La detassazione degli aumenti derivanti dai rinnovi siglati dal 2024 al 2026 è applicata per gli importi corrisposti quest’anno ai dipendenti del privato con un reddito di lavoro fino a 33mila euro nel 2025. Ad esempio, su un aumento di stipendio di 50 euro al mese (600 euro annui), la flat tax al 5% consente di risparmiare 108 euro annui ai contribuenti nel primo scaglione Irpef del 23% ( ino a 28 mila euro di reddito) e 168 euro a quelli nel secondo scaglione del 33 per cento.
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