Le donne – si legge nel Rendiconto – continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura. Nel 2023, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro appena 2,1 milioni usate dagli uomini. La bassa partecipazione al mercato del lavoro e il basso livello di contributi versati pesano sul sistema previdenziale con le donne che hanno pensioni medie significativamente inferiori a quelle degli uomini. Se si guarda solo a quelle del Fondo lavoratori dipendenti le pensioni vigenti degli uomini sono in media di 1.897,8 euro al mese a fronte dei 989 euro medi delle donne (48% in meno).
Pesano le retribuzioni ma anche il fatto che una gran parte delle donne ora in pensione non ha lavorato e conta sulla pensione ai superstiti. Il dato riguarda le singole prestazioni e non l’intero reddito da pensione che può tenere conto di più assegni.
Le donne sono numericamente superiori tra i beneficiari di pensioni – 7,9 milioni le pensionate rispetto ai 7,3 milioni di pensionati – ma permangono significative differenze negli importi erogati.
Nel lavoro dipendente privato, infatti, gli importi medi delle pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,5% e del 32% inferiori rispetto a quelli degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,1%.
“Questi dati” – viene sottolineato – “sono il riflesso di una condizione di svantaggio che le donne hanno nel mercato del lavoro”. Le donne prevalgono numericamente nelle prestazioni pensionistiche di vecchiaia e ai superstiti. Il numero limitato delle donne che beneficiano della pensione di anzianità/anticipata (solo il 27% fra i lavoratori dipendenti privati e il 25,5% fra i lavoratori autonomi) evidenzia le difficoltà delle donne a raggiungere gli alti requisiti contributivi previsti, a causa della discontinuità che caratterizza il loro percorso lavorativo.

