Nel 2013 ha lavorato il 13% dopo pensione, l’Italia a 9,4% nell’Ue secondo Eurostat.
Durante i 6 mesi successivi al ricevimento della prima pensione di vecchiaia il 13% ha continuato a farlo. Sono i dati di Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’Ue sulla base dell’indagine sulle forze di lavoro nell’Unione europea condotta nel 2023.
Dopo la pensione la maggior parte delle persone non ha lavorato (22,4%) o ha smesso di lavorare (64,7%) .
Tra coloro che hanno continuato a lavorare, circa la metà ha continuato come prima, mentre per l’altra metà ci sono stati dei cambiamenti.
La quota più alta di persone che hanno continuato a lavorare è stata riscontrata nei paesi baltici, Estonia (54,9%), Lettonia (44,2%) e Lituania (43,7%), mentre quella più bassa in Romania (1,7%), Grecia (4,2%) e Spagna (4,9%).
L’Italia ha registrato il 9,4%.
Le ragioni principali per cui le persone hanno continuato a lavorare dopo aver ricevuto una pensione di vecchiaia sono state perché amavano lavorare ed essere produttive (dichiarato dal 36,3% delle persone) o lo hanno fatto per necessità finanziarie (28,6%).
Anche il desiderio di mantenere l’integrazione sociale (11,2%) e l’attrattiva finanziaria del lavoro (9,1%) sono stati menzionati come motivi per continuare a lavorare. Una percentuale minore, il 3,5%, ha continuato a lavorare perché il partner era ancora impiegato.
Danimarca (61%), Paesi Bassi (59,6%) e Italia (51,7%) hanno avuto la percentuale più alta di persone che hanno continuato a lavorare perché gli piaceva.
La percentuale più bassa di quanti hanno segnalato questo motivo si è avuta in Spagna (17,9%), Cipro (19,1%) e Slovacchia (20,4%).
La necessità finanziaria è stata la ragione principale per continuare a lavorare a Cipro (68,6%), Romania (54,3%) e Bulgaria (53,6%), mentre Svezia (9,4%), Repubblica Ceca (12,4%) e Lussemburgo (14,4%) hanno registrato la quota più bassa.

