#WorldEmojiDay. Tra schermi e sguardi

Gli studi del linguista Gaetano Berruto descrivono il linguaggio come articolato su più dimensioni della variazione linguistica. Ognuna di esse riflette una diversa condizione d’uso della lingua: ogni parlante, infatti, adatta il proprio modo di comunicare in base al contesto, all’interlocutore e alla situazione. Questa consapevolezza linguistica è parte di quella che Berruto definisce “competenza comunicativa”, ossia la capacità di scegliere il registro più adeguato al momento.

Ad esempio, esiste la diastratia, ovvero la variazione legata al gruppo sociale di appartenenza: classe, grado di istruzione, professione. Un’altra dimensione è quella diatopica, legata alla geografia: accenti, dialetti, ma anche le varietà regionali dell’italiano standard. Tra le dimensioni più rilevanti per la nostra contemporaneità vi è la diamesia, che si riferisce al mezzo di comunicazione: parlato, scritto, digitale. Ed è proprio in questo ambito che si inserisce un nuovo elemento simbolico che ha radicalmente modificato il nostro modo di comunicare: le emoji.

Il #WorldEmojiDay: cosa dice la ricerca

Con l’avvento della comunicazione scritta online, le emoji sono diventate un elemento pressoché indispensabile per milioni di utenti, tanto da meritare una Giornata Mondiale dedicata, celebrata ogni anno il 17 luglio. Sui social network, nelle chat private, nei messaggi di lavoro informale, le emoji funzionano come sostituti dei segnali non verbali: mimica facciale, tono della voce, gestualità. In assenza di questi segnali, una faccina sorridente, perplessa o ironica aiuta l’interlocutore a interpretare correttamente il messaggio.

Ma che impatto reale hanno le emoji sulla qualità della comunicazione? Una recente ricerca pubblicata su PLOS One e rilanciata anche dal The Guardian ha analizzato proprio questo aspetto. Lo studio ha coinvolto 260 adulti tra i 23 e i 67 anni, impegnati in conversazioni simulate via messaggio. I risultati mostrano che l’inserimento di emoji – anche neutri – aumenta la percezione di empatia, attenzione e vicinanza emotiva da parte del mittente. In altre parole, chi usa emoji viene giudicato più “caldo” e disponibile, migliorando la relazione anche a livello psicologico.

L’uso degli emoji: lessico emozionale?

Lo studio non si esime dall’evidenziare anche l’ambiguità: alcune emoji, infatti, sono interpretabili in modo diverso a seconda dell’età, della cultura e del contesto. Un’emoji ironica o sarcastica, ad esempio, può risultare incomprensibile o persino poco professionale in contesti lavorativi.

Su questo punto si inserisce il contributo della Professoressa Megan Gerhardt, docente di Management e Leadership presso la Farmer School of Business della Miami University, che ha approfondito l’uso delle emoji da parte della Generazione Z.

In particolare, nel suo articolo Why Gen Z Needs to End That Text With an Emoji (haha, lol), la Professoressa Gerhardt sottolinea come emoji e abbreviazioni come “lol”, “haha” siano diventati marcatori identitari generazionali. I giovani li usano non solo per esprimere emozioni, ma anche per stabilire appartenenza a un gruppo o per mitigare i messaggi. Insomma, gli emoji assumono una funzione paralinguistica strutturale, agendo quasi come un nuovo lessico emozionale digitale.

Oltre la comunicazione digitale

Ma rimane fondamentale chiedersi: la comunicazione online può superare la comunicazione face to face (FtF)? Difficilmente, la Professoressa stessa avverte: in caso di fraintendimenti comunicativi, è sempre meglio affrontare il misunderstanding di persona. Quando il significato di un messaggio è dubbio o si avverte distanza emotiva, il confronto diretto permette chiarimenti immediati e un livello di comprensione che nessuna emoji può sostituire. Nonostante l’uso sempre più diffuso della comunicazione digitale, l’esperienza comunicativa umana resta insostituibile: è più ricca, complessa, autentica. È attraverso il contatto visivo, il tono della voce e i gesti che si costruisce davvero la fiducia, si regolano le emozioni e si rinsaldano i legami.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

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