Un paese per vecchi: uno sguardo ai giovani talenti in fuga

All’inizio del 2026 i principali indicatori macroeconomici restituiscono l’immagine di un’occupazione in Italia nel complesso stabile.

Sotto la superficie, tuttavia, si allarga una frattura generazionale sempre più evidente: salari bassi, carriere incerte, difficoltà di accesso ai mutui per la prima abitazione e la crescente difficoltà per molti giovani di costruire un progetto di vita adulta.

Di questi temi si è discusso nel webinar «Le Conversazioni del Corriere», con il presidente della Fondazione Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e il sociologo ed economista Mauro Magatti.

Al centro del confronto una domanda cruciale: “l’Italia può tornare ad essere un Paese per giovani?”

Secondo gli ultimi dati ISTAT sul mercato del lavoro, a dicembre 2025 il numero di occupati ha registrato un incremento dello 0,3% rispetto a dicembre 2024, ma a beneficiarne sono stati quasi esclusivamente gli over 50.

Sul fronte giovanile, invece, la situazione resta critica: il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è salito al 20,5% e a preoccupare, più in generale, è la carenza di investimenti nelle nuove generazioni.

Nel suo intervento, De Bortoli ha sintetizzato il problema con parole nette: «i giovani devono essere pagati di più», senza scorciatoie. Pagare di più i giovani non è un costo sociale, ma un investimento produttivo in un Paese che invecchia sempre più rapidamente.

Magatti invece, ha insistito su un punto spesso sottovalutato: il lavoro, da solo, non rende un Paese attrattivo. Senza politiche abitative, servizi per l’infanzia e sostegno alla genitorialità, anche un’occupazione stabile può risultare insufficiente per costruire un progetto di vita duraturo.

In città come Milano, l’impennata dei prezzi immobiliari ha, di fatto, spinto fuori i giovani del ceto medio, mentre in altri Paesi europei l’affitto agevolato è divenuto parte integrante del welfare urbano. L’assenza di un benessere abitativo, inevitabilmente, rende un Paese inospitale e di conseguenza, meno attrattivo per i giovani.

Investire sul capitale umano: l’appello di Panetta ai giovani

Anche il governatore di Banca d’Italia Fabio Panetta, nel suo intervento all’Università di Messina in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, ha affrontato il tema “Giovani e Lavoro” sullo sfondo di un contesto globale segnato da rapide trasformazioni tecnologiche e demografiche.

Rivolgendosi a studentesse, studenti e accademici dell’Università degli Studi di Messina, Panetta ha ricordato il ruolo fondamentale dell’università non solo come luogo di produzione di conoscenza, ma come fulcro della formazione civile responsabile e di impulso al progresso sociale ed economico.

Sebbene l’Italia negli ultimi anni abbia mostrato segni di resilienza economica, con un miglioramento di alcuni indicatori come crescita dell’occupazione e performance del sistema bancario, squilibri profondi rischiano di provocare un’irrimediabile fuga dei cervelli nei prossimi anni. Gli ultimi dati demografici indicano, infatti, che entro il 2050 il Paese perderà oltre 7 milioni di persone in età lavorativa.

Basti pensare che, a parità di titolo di studio, un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80% in più di un giovane italiano. Va da sé che la decisione di lasciare l’Italia non dipende solo dalla retribuzione, ma da preferenze e attitudini personali verso ambienti di lavoro percepiti come più meritocratici e stimolanti.

La soluzione, di certo, non è mai immediata. Ogni partenza racconta un’occasione mancata di restare, di vivere e costruire il proprio futuro nel Paese d’origine, spesso percepito più come un punto di partenza che come una meta in cui mettere radici. Questa realtà, sebbene preoccupante, può e deve essere letta come un campanello d’allarme: l’Italia ha bisogno di creare opportunità concrete e stimolanti, affinché le nuove generazioni non siano costrette a guardare altrove per realizzare i propri sogni.

Solo così potrà trasformarsi da luogo di fuga a terra di possibilità. Investire sui giovani, inevitabilmente, è e sarà il primo vero passo verso il cambiamento.

Valeria Cappellano
La Rocca e Associati S.p.A.

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