Accordo sui dazi, adesso Unione europea e Stati Uniti hanno trovato la quadra definitiva. Sempre che il presidente USA, Donald Trump, non cambi idea. Parlamento europeo e Consiglio UE hanno raggiunto l’accordo inter-istituzionale che serve ad attuare la dichiarazione congiunta concordata il 21 agosto 2025.
Il via libera inter-istituzionale è stato raggiunto da Parlamento e Consiglio UE e vede soddisfatti i gruppi PPE, S&D, RE e ECR. Scettici i Verdi, contrari la Sinistra ed PfE. Insomma Popolari, socialisti e liberali insieme con il sostegno dei conservatori. Mentre estrema destra e sinistra radicale confermano il ruolo di opposizioni.
In sintesi.
Il Parlamento europeo aveva dato il via libera condizionato all’accordo a marzo, dopo mesi di ritardi causati dalle mire di Trump sulla Groenlandia e da una sentenza della Corte Suprema statunitense che ha annullato molti dei dazi imposti dal presidente.
I legislatori erano sotto pressione per ritirare diversi emendamenti che gli americani consideravano inaccettabili, tra cui una clausola di sospensione che avrebbe eliminato le condizioni tariffarie favorevoli per gli esportatori statunitensi qualora gli Stati Uniti avessero violato l’accordo.
Il testo definitivo autorizza la Commissione europea ad attivare il meccanismo di sospensione qualora gli Stati Uniti non rispettino i propri impegni o interrompano gli scambi commerciali e gli investimenti con l’Ue, anche “discriminando o prendendo di mira gli operatori economici dell’Ue”. Fornisce inoltre all’UE gli strumenti per affrontare i picchi di importazioni statunitensi “che causano o minacciano di causare gravi danni ai produttori nazionali”, con la sospensione come possibile conseguenza.
Il Parlamento ha anche accettato di ridimensionare alcune richieste e, in particolare, il testo finale ha concesso agli Stati Uniti tempo fino alla fine dell’anno per eliminare le sovrattasse superiori al 15% sui componenti in acciaio, anziche’ richiederlo come precondizione.
Un altro punto di scontro riguardava le cosiddette clausole “sunrise”.e “sunset”, in base alle quali la parte Ue dell’accordo sarebbe entrata in vigore una volta che gli Stati Uniti avessero rispettato pienamente i propri impegni, e sarebbe scaduta se non rinnovata nel 2028.
La clausola “sunrise” e’ stata completamente eliminata, mentre quella “sunset” e’ stata posticipata alla fine del 2029, secondo una dichiarazione del Parlamento.
In dettaglio.
Il blocco dei 27 Paesi aveva stipulato un accordo con Washington lo scorso luglio, fissando dazi del 15% sulla maggior parte dei prodotti europei, ma la versione definitiva del testo doveva ancora essere definita da parte dell’UE.
I negoziatori del Parlamento europeo e delle capitali hanno lavorato fino a tarda notte, emergendo infine diverse ore dopo la mezzanotte con la notizia di un compromesso faticosamente raggiunto.
“Oggi, l’Unione Europea mantiene i suoi impegni”, ha dichiarato in un comunicato stampa il ministro dell’Energia, del commercio e dell’industria di Cipro Michael Damianos, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’UE. “Mantenere un partenariato transatlantico stabile, prevedibile ed equilibrato è nell’interesse di entrambe le parti”, ha aggiunto.
L’accordo con l’UE mette il blocco sulla buona strada per rispettare la scadenza fissata da Trump per la ratifica dell’accordo siglato a Turnberry, in Scozia, tra Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e si spera per voltare pagina dopo oltre un anno di battaglie commerciali transatlantiche. In caso contrario, Trump aveva avvertito l’Unione Europea di aspettarsi tariffe “molto più elevate” e aveva già promesso di aumentare i dazi su auto e camion europei dal 15 al 25%.
La raffica di dazi scatenata da Trump prima dell’accordo di Turnberry, comprese le pesanti imposte su acciaio, alluminio e componenti per auto, ha spinto il blocco a coltivare i legami commerciali in tutto il mondo.
Ma l’UE non può permettersi di trascurare il rapporto da 1.600 miliardi di euro (1.900 miliardi di dollari) con gli Stati Uniti, il suo principale partner commerciale.
Per raggiungere un compromesso con gli Stati membri, il Parlamento è stato sotto pressione per ritirare diversi emendamenti aggiunti al testo che gli americani consideravano inaccettabili.
Uno dei punti controversi riguardava una clausola di sospensione, inasprita dal Parlamento, che avrebbe eliminato le condizioni tariffarie favorevoli per gli esportatori statunitensi qualora gli Stati Uniti avessero violato i termini dell’accordo.
Secondo i parlamentari, il Parlamento ha accettato di ridimensionare le proprie richieste e, in particolare, il testo finale ha concesso agli Stati Uniti tempo fino alla fine dell’anno per eliminare le sovrattasse superiori al 15% sui componenti in acciaio, anziché richiederlo come precondizione.
Un altro scontro ha riguardato le cosiddette clausole “sunrise” e “sunset”, in base alle quali la parte UE dell’accordo sarebbe entrata in vigore una volta che gli Stati Uniti avessero rispettato pienamente i propri impegni, e sarebbe scaduta se non rinnovata nel 2028. La clausola “sunrise” è stata completamente eliminata, mentre la clausola “sunset” è stata posticipata alla fine del 2029, hanno affermato i parlamentari.
Il via libera condizionato del Parlamento europeo a marzo è arrivato dopo mesi di ritardi causati dai progetti di Trump sulla Groenlandia e da una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato molti dei dazi imposti dal presidente.
Il Ppe ha esercitato forti pressioni per l’attuazione definitiva dell’accordo, che ritiene vitale per porre fine alla dannosa incertezza per le imprese dell’Ue.
Ansa – AFP

