Cicerone nel “De re pubblica” scriveva che le istituzioni morali della vita sono diverse tra Paese e Paese”.
Ma era il 50 a.C. e di tempo ne è passato. Le regole di bilancio e contabilità dell’Europa sono invece uguali per tutti e serve farle rispettare.
Così sui Fondi pubblici comunitari, un fiume di soldi, la magistratura contabile Ue fa il punto. In ballo ci sono ben 650 miliardi di euro Next Generation Ue (compresi i fondi Pnrr).
Come nei vari Paesi si stanno spendendo i fondi straordinari? E i soldi dei contribuenti sono spesi in modo efficace?
Dalla Corte lo scoreboard sull’attuazione del Next Generation Eu. Il bilancio del PNRR è a metà percorso.
Dall’analisi della dotazione di 650 miliardi di euro assegnata per affrontare la crisi post pandemia emergono (in grande sintesi) una sostanziale disomogeneità tra Paesi e criticità diffuse tra performance, rendicontazione e trasparenze varie. Così la Corte in sintesi ha presentato la relazione sulle attività istituzionali svolte nel 2024.
“Con le sue osservazioni e raccomandazioni, la Corte contribuisce a far sì che il denaro pubblico sia ben utilizzato e che l’Europa fissi e raggiunga i suoi obiettivi nel modo più efficace” si legge nel comunicato.
“L’UE ha superato la metà dell’attuale periodo di bilancio settennale e la Corte presterà molta attenzione a cosa succederà nei prossimi anni. Come mostrato dal recente passato, le priorità dell’UE e, di conseguenza, l’architettura del bilancio di quest’ultima possono mutare rapidamente. In questo contesto, la Corte dei conti europea continua ad impegnarsi ad assolvere il proprio ruolo cruciale di custode delle finanze dell’UE, contribuendo in modo determinante a far sì che il denaro dei contribuenti venga ben utilizzato e segnalando questioni che incidono direttamente sul benessere dei cittadini dell’UE. Nel 2024, la Corte ha continuato a passare al vaglio le politiche e i programmi dell’UE, valutare la gestione finanziaria dei fondi di cui quest’ultima dispone e verificare il rapporto tra costi e benefici conseguito dalle azioni intraprese”.
Per la Corte dei Conti europea il Recovery fund presenta molteplici criticita’ per quanto riguarda performance, rendicontabilità e trasparenza, osserva la Corte dei conti europea in un’analisi della dotazione da 650 miliardi di euro assegnata per affrontare la crisi.
Anche se ha svolto un ruolo cruciale nella ripresa post-pandemica dell’Ue, le informazioni sui risultati sono scarse e quelle sui costi effettivi sono inesistenti. Di conseguenza, non è chiaro quello che i cittadini ottengono in concreto grazie a questi fondi.
La Corte invita i responsabili delle politiche Ue a tener conto di quanto appreso dall’Rrf al momento di elaborare nuovi strumenti con finanziamenti basati sulla performance e non sui costi.
La Corte dei Conti Ue osserva nel bilancio del Pnrr a metà percorso: “L’attuazione procede con ritardi”, i risultati sono “limitati” sulla “risposta alle sfide strutturali e contributo agli obiettivi dell’Ue”, e ci sono “debolezze” in controlli per lo più in capo ai singoli Stati. Andrà evitato “che in futuro strumenti simili siano gestiti senza disporre di informazioni sui costi effettivi e sui beneficiari finali” o “cosa si ottiene realmente”, dice l’auditor Ue Ivana Maletic. “Dovranno essere meglio collegati ai risultati e disciplinati da regole chiare” o il “sistema non andrebbe utilizzato”, dice l’auditor Jorg Petrovic.
L’Italia è tra i primi Paesi Ue per numero di riforme e investimenti avviati grazie al Recovery plan. Con 847 interventi riportati, è seconda solo alla Spagna (980) e precede la Francia (785). Segue la Romania con 402 interventi secondo emerge dalla scheda sul Next Generation Eu pubblicata dalla Commissione europea assieme alla risposta alla relazione speciale della Corte dei conti europea su “Orientamento alla performance, rendicontazione e trasparenza: insegnamenti da trarre dalle debolezze del dispositivo per la ripresa e la resilienza. L’Italia avrebbe completato il 43% dei target e pietre miliari, contro il 30% della media Ue.
Ad aprile 2025, la Commissione ha ricevuto 86 richieste di pagamento da parte degli Stati membri e ne ha erogate 69. Della dotazione finanziaria di 650 miliardi di euro (4,6% del PIL dell’UE per il 2019), il RRF ha erogato 200,69 miliardi di euro in sovvenzioni (56%) e 110,49 miliardi di euro in prestiti (38%) per 2119 tappe e obiettivi, si legge invece nella scheda sul Next Generation Eu pubblicata dalla Commissione europea assieme alla risposta alla relazione speciale della Corte dei conti europea.
In percentuale del totale delle sovvenzioni assegnate ai fondi RRF: i dati di Eurostat mostrano che entro la fine del 2023 (vale a dire prima della revisione intermedia del RRF), gli Stati membri avevano speso il 33% delle loro sovvenzioni assegnate per attuare misure nei loro Pnrr.
Alla fine le pagelle. Promossi o bocciati?
Fonti:
Tiziana Benini, giornalista

