«Del bel paese là dove ’l sì sona» (Inferno, Canto XXXIII, v. 80). Con questo endecasillabo Dante celebrava l’Italia, valorizzandone il patrimonio naturale, artistico e culturale. Tuttavia, resta un dettaglio non trascurabile e che, ancor di più, enfatizza l’espressione Belpaese in riferimento all’Italia: la sua diversità linguistica.
La legge n. 482 del 1999 recante “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche-storiche” riconosce le seguenti minoranze: albanese, catalana, germanica, greca, slovena, croata, francese, franco-provenzale, friulana, ladina, occitana e sarda. Nel Belpaese, dunque, oltre all’italiano dodici lingue minori sono riconosciute e parlate da circa 3 milioni di persone.
Esse sono distribuite – da nord a sud – in quattordici regioni diverse: sono mille i comuni che geograficamente rappresentano veri e propri centri culturali dove la memoria storica e linguistica viene preservata e tramandata alle nuove generazioni (Fonte: Wired).
Il podcast Voci nascoste
Di quest’ultima virtuosa pratica è possibile trovare traccia nel podcast Voci Nascoste – Le lingue che resistono di Mario Calabresi e Valerio Millefoglie. Un progetto multimediale che ha inteso registrare un’eredità sonora fatta di voci e di identità. «Ogni puntata esplora un paesaggio visivo e morfologico», scrive Calabresi, proprio perché a guidare l’ascolto saranno le voci di chi parla, canta e recita in patois, in griko e in arbëreshë.
In tre episodi – attraverso valli, borghi e piazze – vengono intervistati giovani e meno giovani testimoni di un’identità linguistica in continua trasformazione: dai versi cantati nelle feste popolari o nella celebrazione di una messa ai neologismi con cui i giovani reinventano idiomi antichi.
In Valle d’Aosta, il francoprovenzale prende ritmo tra beat urbani e melodie tradotte. In Puglia, il griko si intreccia alla quotidianità, resistendo con forza nei dialoghi e nelle celebrazioni. In Sicilia, a Piana degli Albanesi, l’arbëreshë si manifesta nei riti, nei tessuti e nelle parole tramandate come un’eredità preziosa.
Premio Ostana
Esiste però un altro modo per rendere omaggio e promuovere la diversità linguistica: il Premio Ostana. Scritture in lingua madre. Dal 27 al 29 giugno 2025, ai piedi del Monviso, Ostana ospiterà scrittori, poeti, traduttori e artisti multilingue provenienti da ogni parte del mondo, uniti dal comune intento di difendere e diffondere quelle lingue minori che, alle volte, si trovano sotto l’ombra della lingua ufficiale.
Un incontro internazionale che intreccia letteratura, oralità, musica e memoria, trasformando un piccolo borgo alpino in un laboratorio vivente di pluralità linguistica e creatività culturale. Il festival si svolge nel segno della convivència, un termine di origine trobadorica che esprime l’ideale di una convivenza proattiva tra culture, lingue e identità diverse.
La lingua del cuore
Nella precedente edizione, tra gli altri, è stata premiata Koumarami Karama, attrice, drammaturga e promotrice della lingua dioula, parlata in Burkina Faso. Il dioula, pur non essendo la lingua ufficiale del Paese – ruolo affidato al francese – rappresenta per molti la vera “lingua del cuore”, quella della quotidianità, delle relazioni familiari, dei mercati e delle piazze. È una lingua che unisce, che crea coesione sociale, e che nei testi teatrali di Karama si fa strumento di resistenza culturale e affermazione identitaria.
Un esempio emblematico di come una lingua del cuore sia in grado di esprimere un’identità collettiva si manifesta nella sua espressione musicale, come dimostra il brano Lo fuec es encà ros. Tratto da un canto degli anni ’70 e composto da due cantautori in lingua madre occitana, la canzone è stata scelta per accompagnare l’edizione 2024.
Se ne propone qualche verso significativo: Òme qu’escòutes ma chançon/ tu as na lenga, un nom, tota n’estòria/ ilh t’an mai dich que tu sies n’òme d’òc/ la tèrra tia es tèrra d’Occitània/ Tu pòs pas laissar muérer aqueste pòple/ es lo tiu òme d’òc, es lo tiu òme d’òc/ es ora de veire que as lo drech/ de cerchar la libertat, la libertat. Ovvero: Uomo che ascolti la mia canzone/ tu hai una lingua, un nome, tutta una storia/ ti hanno mai detto che sei un uomo d’oc/ la tua è terra d’Occitania/ Tu non puoi lasciare morire questo popolo/ è il tuo, uomo d’oc/ è ora di vedere che hai il diritto/ di cercare la libertà, la libertà.

