L’Inghilterra si prepara a un cambiamento significativo nel settore dei trasporti ferroviari: il governo britannico ha annunciato l’intenzione di ridurre l’età minima per diventare macchinista da 20 a 18 anni, al fine di far fronte alla crescente carenza di conducenti (Fonte: The Guardian).
L’iniziativa, che potrebbe entrare in vigore già a dicembre, rappresenta un’opportunità per i giovani di accedere a una carriera qualificata, ma anche un tentativo di risolvere uno dei problemi più critici delle ferrovie del Regno Unito. Il Dipartimento dei Trasporti, infatti, ha dichiarato che la modifica della normativa non solo aumenterà le opportunità occupazionali per i giovani, ma contribuirà anche a ridurre i frequenti ritardi e annullamenti dei treni: l’87% delle cancellazioni è dovuto a una mancanza di personale e i servizi spesso dipendono sul lavoro straordinario dei conducenti.
La speranza è che abbassare l’età di accesso alla professione favorirà una forza lavoro più diversificata. Attualmente, il settore dei macchinisti è dominato da uomini bianchi di mezza età, con un’età media di 48 anni, e con scarse rappresentanze di donne (meno del 9%) e minoranze etniche (meno del 12%).
Il governo anglosassone, dunque, si sta mobilitando – in controtendenza rispetto agli Stati Uniti – affinché che una base di candidati più giovane possa portare una maggiore varietà di background e prospettive, rendendo il settore più inclusivo e rispondente alle esigenze di una società in cambiamento.
La riforma arriva in un momento critico: una crisi di pensionamenti si sta avvicinando, con circa il 25-30% dei 27.000 macchinisti del paese che raggiungeranno l’età pensionabile nei prossimi cinque anni. L’introduzione di questa misura permetterà di anticipare il ricambio generazionale, colmando così le future carenze di personale e garantendo la continuità dei servizi.
In Italia
Mentre in Inghilterra è stata introdotta questa novità per favorire l’ingresso dei giovani nel settore ferroviario, in Italia le misure per incentivare l’occupazione giovanile nel mercato del lavoro sono ben diverse. Discussioni su modifiche per abbassare l’età minima per accedere a determinate professioni non sono in corso.
Tuttavia, con lo scopo di promuovere forme di occupazione giovanile stabile, all’agevolazione per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani fino a 30 anni di età, c.d. esonero GECO, è stato aggiunto l’esonero contributivo previsto dal “Bonus Giovani”, introdotto dall’articolo 22 del decreto-legge n. 60/2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 95/2024, la cui circolare n. 90 del 12 maggio 2025 dell’INPS ha chiarito le indicazioni operative.
L’incentivo è rivolto alle assunzioni o trasformazioni di contratti a tempo indeterminato effettuate tra il 1° settembre 2024 e il 31 dicembre 2025, a favore di giovani che, alla data dell’instaurazione del rapporto di lavoro, non abbiano compiuto 35 anni e non abbiano mai avuto un impiego stabile a tempo indeterminato.
Il beneficio è un’esenzione totale dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. L’importo massimo è pari a 500 euro mensili per i datori di lavoro privati sull’intero territorio nazionale e a 650 euro mensili per quelli operanti nelle regioni del Mezzogiorno.
Accanto alla misura delle agevolazioni, inoltre, una delle soluzioni principali per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro resta l’apprendistato, che consente ai giovani di acquisire esperienza pratica direttamente sul campo, mentre frequentano contemporaneamente corsi di formazione.
Il contratto di apprendistato in Italia, oltre a garantire un’opportunità di lavoro (potenzialmente) stabile, offre un’importante componente educativa, permettendo ai giovani di specializzarsi in diverse professioni, dalle tradizionali a quelle emergenti. Sebbene l’apprendistato non sia applicato in modo specifico al settore ferroviario, resta una delle principali modalità per l’inserimento giovanile nel mercato del lavoro, con un alto tasso di successi in termini di stabilità lavorativa post-apprendistato.
Una sfida Europea
Il Regno Unito non è il solo paese a esplorare la possibilità di abbassare l’età minima per diventare macchinista. Paesi come i Paesi Bassi, la Francia, la Germania e la Svizzera hanno già adottato politiche simili, dimostrando che un’età inferiore è compatibile con la sicurezza e l’affidabilità dei servizi ferroviari. Questi esempi internazionali potrebbero servire da guida per altre nazioni che desiderano affrontare la carenza di macchinisti e altre figure professionali vitali per il funzionamento delle reti di trasporto.
Eleonora Bruno
La Rocca e Associati S.p.A.

