Sette procedure d’infrazione in un colpo solo tra quelle vecchie che procedono anziché essere chiuse (cinque) e quelle nuove (due) che si aggiungono a quelle già aperte.
Sotto l’albero l’Italia trova anche una lettera di messa in mora per il mancato rispetto della direttiva sulla qualità dell’aria a Napoli e Palermo.
I richiami comunitari fluttuano dall’aria di Napoli all’energia rinnovabile alla protezione di delfini, tartarughe e uccelli marini. Spicca l’intervento sulle societa’ quotate.
La Commissione ha infatti deciso di inviare un parere motivato all’Italia per il mancato recepimento della direttiva sui diritti degli azionisti (direttiva 2007/36/CE).
Il coinvolgimento a lungo termine degli azionisti nelle società in cui investono è essenziale per garantire che le società siano ben governate e sostenibili. La direttiva tutela e rafforza gli azionisti promuovendo la trasparenza, la responsabilità e il buon governo societario nelle società quotate.
Stabilisce una serie di norme e diritti che garantiscono agli azionisti di avere voce in capitolo nelle società in cui investono e che i loro interessi siano rappresentati e rispettati.
Il 7 maggio 2025, la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia individuando una serie di carenze.
Tuttavia, l’Italia continua a limitare senza limitazioni la libertà degli azionisti di scegliere il proprio rappresentante per le assemblee generali, imponendo invece un rappresentante designato dalla società.
Inoltre, la legge italiana non garantisce che gli azionisti possano reagire ai nuovi punti all’ordine del giorno presentando progetti di risoluzione.
La Commissione ha pertanto deciso di inviare un parere motivato all’Italia, che ha ora due mesi di tempo per rispondere e adottare le misure necessarie.
In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Energia, Ue: Avanza procedura a Italia e altri 7 Paesi su recepimento norme rinnovabili.
La Commissione ha deciso inoltre di inviare pareri motivati a Grecia, Francia, Italia, Cipro, Ungheria, Malta, Polonia e Portogallo per non aver recepito integralmente negli ordinamenti nazionali le disposizioni della direttiva di modifica (UE) 2023/2413 adottata nel 2023 sulle energie rinnovabili. Gli Stati membri dovevano notificare il recepimento della Direttiva entro il 21 maggio 2025, ad eccezione di alcune disposizioni relative alle autorizzazioni, che dovevano già essere presentate entro il primo luglio 2024.
“Le nuove norme mirano ad accelerare la diffusione delle energie rinnovabili in tutti i settori dell’economia, non solo nel settore energetico, ma anche e soprattutto in quelli in cui i progressi sono più difficili, come il riscaldamento e il raffreddamento, l’edilizia, i trasporti e l’industria, dove l’Ue ha anche fissato obiettivi nuovi o rafforzati.
Stabiliscono misure orizzontali e trasversali per promuovere la diffusione delle energie rinnovabili, come il rafforzamento delle garanzie di origine, la facilitazione dell’integrazione del sistema energetico attraverso la promozione dell’elettrificazione e dell’idrogeno rinnovabile, e garanzie per garantire una produzione di bioenergia più sostenibile.
L’attuazione della legislazione è fondamentale per accelerare la diffusione dell’energia pulita prodotta localmente, per ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra nel settore energetico, che attualmente contribuisce a oltre il 75% delle emissioni totali di gas serra nell’Unione, e per rafforzare la sicurezza energetica. Contribuirà inoltre a ridurre i prezzi dell’energia e a rafforzare la competitività dell’economia dell’Ue”, ha ricordato la Commissione Ue.
Nel luglio 2025, la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 26 Stati membri per il mancato recepimento completo della direttiva nel diritto nazionale.
Dopo aver esaminato le risposte degli Stati membri, la Commissione ha deciso di inviare pareri motivati a Grecia, Francia, Italia, Cipro e Portogallo per la mancata notifica delle misure di recepimento e a Ungheria, Malta e Polonia per non aver fornito informazioni sufficientemente chiare e precise sulle modalità di recepimento di ciascuna disposizione della direttiva nelle rispettive misure di recepimento.
Questi Stati membri dispongono ora di due mesi per rispondere e adottare le misure necessarie. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire i casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea con richiesta di sanzioni pecuniarie.
Avanti su infrazione per protezione delfini e tartarughe.
Mancata protezione da catture accidentali, Roma rischia deferimento in Corte Procede la procedura di infrazione Ue avviata l’anno scorso nei confronti dell’Italia per la mancata attuazione delle misure richieste dalla direttiva Habitat per monitorare e prevenire le catture collaterali di cetacei, tartarughe marine e uccelli marini durante la pesca.
La direttiva Habitat impone agli Stati membri di monitorare le catture e le uccisioni accidentali di specie rigorosamente protette e di garantire che non abbiano un impatto negativo significativo sulle specie interessate. Gli Stati membri devono anche adottare misure appropriate per evitare perturbazioni significative ai danni delle specie protette nei siti Natura 2000.
L’Italia, sottolinea la Commissione, “non ha istituito un sistema efficace” per monitorare le catture accessorie di specie come il tursiope (Tursiops truncatus) e la tartaruga marina (Caretta caretta), entrambe protette. L’Italia non ha inoltre svolto ulteriori ricerche e non ha adottato misure di conservazione per garantire che le catture e le uccisioni accidentali non abbiano un impatto negativo significativo sulle specie protette.
Inoltre, per l’Ue il nostro paese non ha adottato misure appropriate per evitare di perturbare in modo significativo, a causa del rischio di catture accessorie, diverse specie marine e di uccelli marini, come la berta di Scopoli (Calonectris diomedea), la berta di Yelkouan (Puffinus yelkouan), l’uccello delle tempeste europeo (Hydrobates pelagicus) e il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis desmaresti)) nei siti Natura 2000 designati per proteggerli.
La Commissione ha inviato una lettera di messa in mora all’Italia nel febbraio 2024. Tuttavia, dopo la risposta dell’Italia, gli obblighi non sono ancora stati rispettati. Pertanto, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia, il secondo stadio della procedura d’infrazione Ue: Roma ha due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze sollevate dalla Commissione. In caso contrario, l’Italia potrà essere deferita alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

