Che siano settoriali, mirati o universali, i dazi imposti sui prodotti in entrata negli Stati Uniti sono cambiati significativamente dal 4 aprile scorso.
Una panoramica dei dazi già in vigore, in attesa dell’aumento previsto per i principali partner commerciali degli Stati Uniti il primo agosto.
SOVRATTASSA SU TUTTI I PRODOTTI – Dall’inizio di aprile e dall’introduzione dei dazi impropriamente definiti “reciproci” da parte del presidente americano, tutti i prodotti in entrata negli Stati Uniti sono soggetti a un sovrapprezzo del 10%.
Si prevede che questo sovrapprezzo sarà più elevato per i principali partner commerciali, in particolare quelli con cui Washington ritiene di avere un deficit commerciale. Dopo aver annunciato dazi fino al 50% per oltre 80 paesi, Donald Trump li ha sospesi, inizialmente fino al 9 luglio e poi fino al primo agosto, in attesa dei negoziati sugli accordi commerciali.
Finora, tuttavia, sono stati firmati sei accordi con Regno Unito, Vietnam, Indonesia, Filippine, Giappone e Unione Europea, con dazi specifici compresi tra il 15% e il 20%, inferiori a quelli annunciati all’inizio di aprile per questi paesi.
Circa venti altri paesi hanno ricevuto una lettera dalla Casa Bianca che annunciava dazi tra il 25% e il 50%. Il Brasile, inizialmente non preso di mira, potrebbe essere soggetto a una sovrattassa del 50%, in quanto Donald Trump condanna il procedimento legale in corso contro l’ex presidente Jair Bolsonaro.
CANADA E MESSICO – Principali obiettivi di Donald Trump, i due paesi vicini degli Stati Uniti sono accusati di non contrastare a sufficienza l’immigrazione clandestina e il traffico di fentanyl, un potente oppioide che sta causando una grave crisi sanitaria nel paese. Sono presi di mira da dazi del 25%, che tuttavia si applicano solo ai prodotti non coperti dal Tri-Country Free Trade Agreement (CUSMA), una minoranza dei prodotti che entrano negli Stati Uniti. Il presidente americano ha minacciato di aumentare questi supplementi al 35% per i prodotti canadesi e al 30% per quelli provenienti dal Messico, frustrato dal fatto che i negoziati commerciali non progrediscano come sperava.
CINA – Pechino è stata un obiettivo primario di Washington fin dal primo mandato di Trump, una politica rimasta invariata sotto Joe Biden e ulteriormente rafforzata dal ritorno del repubblicano alla Casa Bianca. In nome della lotta al traffico di fentanyl, è stata applicata una tariffa del 10%, in aggiunta a quella esistente prima del 1° gennaio, a cui è stato aggiunto il 20% come dazi doganali cosiddetti “reciproci” all’inizio di aprile.
Ma con la risposta della Cina, le due potenze mondiali hanno avviato un’escalation tariffaria, aumentando i dazi fino al 125% sui prodotti americani e al 145% su quelli cinesi, prima di raggiungere un accordo a maggio a Ginevra per tornare al 10% da una parte e al 30% dall’altra. Da allora, i due governi hanno tenuto colloqui a Londra e hanno in programma ulteriori negoziati oggi e domani a Stoccolma per far progredire le loro controversie commerciali.
DIFESA DI ALCUNI SETTORI – Citando ogni volta la sicurezza nazionale, Donald Trump ha deciso di proteggere diversi settori dell’industria americana con una sovrattassa specifica sui prodotti esteri venduti negli Stati Uniti.
Questo è il caso delle automobili, ora tassate al 25%, ad eccezione delle auto provenienti dal Giappone, che sono tassate solo al 15%, e persino al 10% per le prime 100.000 auto provenienti dal Regno Unito.
L’acciaio e l’alluminio americani, da parte loro, sono protetti da dazi doganali del 50% sui prodotti concorrenti che entrano nel Paese, compresi quelli provenienti da Canada e Messico. E altri ancora sono in arrivo: prodotti farmaceutici, semiconduttori, rame, pannelli solari e minerali essenziali sono attualmente oggetto di azioni legali.
INCERTEZZA GIURIDICA Parte dei dazi doganali americani è stata contestata in tribunale. I tribunali di grado inferiore hanno stabilito che Donald Trump non aveva l’autorità di imporre autonomamente tasse indifferenziate sulle importazioni. Tuttavia, i casi non sono stati ancora decisi in via definitiva nel merito.
(GEA/AFP)
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