«La spesa pubblica non è neutra: è lo strumento con cui un governo realizza la propria visione di società». Con queste parole Barbara Leda Kenny commentava la Legge di Bilancio 2026, ricordando come ogni finanziaria definisca le priorità della spesa pubblica. Ed è proprio alla luce di questa cornice che torna centrale il tema di un servizio essenziale e troppo spesso trascurato: il trasporto pubblico locale (TPL).
Il report Clean Cities
Secondo il nuovo rapporto Clean Cities, l’Italia continua a offrire un servizio al di sotto degli standard europei. Il documento mette in luce carenze strutturali nell’offerta – dall’insufficienza dei mezzi alla frammentazione delle reti tramviarie e metropolitane – con effetti diretti sulla qualità della mobilità urbana.
Il riequilibrio – prosegue il documento – passa necessariamente da un incremento stabile del Fondo Nazionale Trasporti. Le aziende del TPL possono, infatti, contare solo su due entrate principali: i ricavi da biglietti e abbonamenti e i trasferimenti dallo Stato e dagli enti locali.
È proprio questa seconda componente a determinare la sostenibilità del sistema. La maggior parte delle risorse proviene da un unico fondo nazionale, aggiornato annualmente con la Legge di bilancio e successivamente ripartito tra le Regioni.
“Forced car ownership”
Un aspetto sempre più discusso nelle politiche urbane è il fenomeno della forced car ownership, cioè la “proprietà d’auto forzata”: persone e famiglie che, pur non potendo o non volendo sostenere i costi di un’auto, sono comunque costrette ad esserne proprietari, proprio perché il servizio pubblico non offre alternative affidabili.
Gli ultimi dati ISTAT confermano un tasso di motorizzazione in crescita continua, ulteriormente accelerato dalla pandemia. Nei capoluoghi metropolitani tra il 2022 e il 2023 si registrano «incrementi medi di 10 auto ogni 1000 abitanti, con picchi come +15 a Catania, +14 a Reggio Calabria e aumenti significativi anche a Milano, Messina, Roma, Napoli e Bari. Rispetto al periodo pre-pandemia, l’aumento è netto ovunque, con punte del 5–6% in città come Milano, Napoli e Reggio Calabria».
Non sorprende, infatti, che secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente «20 delle 30 città più inquinate d’Europa sono italiane», con una top ten dominata da centri come Vicenza, Padova, Brescia, Milano, Verona e Torino.
“Mobilità precaria”: il caso romano
Le situazioni più critiche di “mobilità precaria” si registrano a Napoli (34%) e Roma (33%). Nel caso della Capitale, è stata recentemente comunicata una misura di ristoro per gli utenti: a seguito delle irregolarità riscontrate nel servizio ATAC – tra corse soppresse e ritardi – gli abbonati annuali Metrebus riceveranno un rimborso. Inoltre, per i ritardi superiori ai 15 minuti è previsto un indennizzo automatico tramite app.
Ma i disagi non riguardano soltanto i pendolari: anche il personale segnala criticità ormai consolidate. I mancati rinnovi contrattuali contribuiscono a un crescente malcontento, culminato nello sciopero nazionale del 12 dicembre, previsto come un possibile venerdì nero per il trasporto pubblico.
A ciò si registra un fenomeno in crescita, quello delle aggressioni fisiche e verbali verso autisti, controllori e operatori di stazione, spesso esposti in prima linea senza strumenti adeguati di tutela. Per far fronte a questa situazione, Atac ha introdotto in via sperimentale delle bodycam in dotazione al personale.
Le videocamere possono essere attivate esclusivamente in caso di situazioni critiche, con l’obiettivo di funzionare da deterrente. L’iniziativa, pur rappresentando un primo passo verso il rafforzamento della sicurezza a bordo e nelle stazioni, apre anche riflessioni delicate sul tema della privacy: dall’utilizzo delle immagini alla loro conservazione, fino alla trasparenza delle procedure e all’informazione agli utenti.
Queste misure – se non accompagnate da interventi più strutturali – fanno del Trasporto Pubblico Locale mera infrastruttura tecnica. Quando, invece, investire nel trasporto pubblico significherebbe realmente e concretamente ridurre i costi di mobilità per le famiglie, garantire sicurezza ai lavoratori e accesso a scuola, lavoro e servizi essenziali, offrire un’alternativa concreta all’auto privata e -a buon diritto – migliorare la qualità dell’aria e la vivibilità delle nostre città.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

