Pedagogia nera: il rapporto dell’Oms sulle punizioni corporali

La documentazione iconografica consegna dipinti, disegni e altre testimonianze visive di quella che gli studiosi definiscono “pedagogia nera”: un modello educativo basato sulla violenza fisica e sul castigo. In questa definizione rientrano, naturalmente, le punizioni corporali, intese come misure che implicano la forza fisica su un bambino a scopo educativo e disciplinare.

Non è raro, infatti, imbattersi in raffigurazioni del XIX secolo che mostrano scene di bastonatura: l’alunno piegato in avanti, spesso costretto a toccare con le mani il banco o le ginocchia, il maestro eretto alle sue spalle che, con aria severa, colpisce lo studente con la verga o la canna. Ecco, questi strumenti, all’epoca considerati legittimi mezzi di correzione, non si esaurivano di certo qui.

Il Museo della Scuola a Macerata

A Macerata il Museo della Scuola “Paolo e Ornella Ricca” ospita un ricco patrimonio di oggetti legati alla storia dell’istruzione: banchi e lavagne d’epoca, l’evoluzione dello zaino scolastico, quaderni e materiali didattici.

Non mancano, però, testimonianze dei metodi punitivi di un tempo: i ceci su cui inginocchiarsi, l’obbligo di restare dietro la lavagna o di tenere i libri sollevati per lunghi minuti, a ricordare quanto l’apprendimento fosse spesso accompagnato da pratiche coercitive. Ma fino a che punto questi metodi possono dirsi davvero relegati al passato?

Il rapporto dell’Oms

Il quotidiano Avvenire ha diffuso gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), secondo cui «nel mondo, ogni anno, un miliardo e 200mila bambini – di cui 330 milioni sotto i cinque anni – sono sottoposti sberle, calci o “semplici” tirate di capelli».

Ebbene, la situazione attuale – continua il rapporto – presenta uno scenario in cui la forza fisica o la violenza esercitata su minori è praticata non solo in quarantanove Paesi a basso reddito, tra cui rientrano diverse nazioni dell’Africa e dell’America Latina, ma anche nelle economie avanzate: «in Australia oltre sei adulti su dieci ricordano di essere stati puniti fisicamente da piccoli e nel Regno Unito circa due bambini su tre fanno tuttora esperienza delle botte in famiglia. Uno studio del 2015 condotto negli Stati Uniti su 2.200 genitori ha rilevato che un quarto di loro, aventi figli con meno di 5 anni, li sculacciava più volte a settimana e il 17% li picchiava usando cinture, righelli, cucchiai di legno e grucce».

Le conseguenze delle punizioni corporali

È necessario, tuttavia, considerare che le conseguenze di percosse e di colpi inflitti a un minore, oltre al dolore fisico immediato e tangibile, lasciano un’eredità ben più insidiosa, i cui effetti si riverberano in profondità sulla sfera psicologica, su quella relazionale e sul percorso di sviluppo stesso dell’individuo.

L’Istituto dell’ONU, inoltre, avverte che i bambini sottoposti a punizioni corporali mostrano, rispetto ai coetanei non puniti fisicamente, uno sviluppo cognitivo spesso rallentato e un vocabolario più ridotto. Le ricerche collegano altresì queste pratiche a un ventaglio di effetti nocivi: ansia, depressione, bassa autostima, instabilità emotiva, aggressività e comportamenti violenti che possono proseguire nell’età adulta.

Non solo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato che i danni causati dai maltrattamenti sui bambini hanno un enorme costo economico per il mondo intero: si stima, infatti, che la violenza contro i minori assorba ogni anno una cifra pari al 2-5% del Pil globale, risorse che vengono destinate a sostenere l’onere aggiuntivo gravante sui sistemi sanitari e giudiziari.

A questo si aggiunge l’impatto sul sistema educativo: la Banca Mondiale ha valutato che il perpetuarsi della violenza in ambito scolastico, che include le punizioni corporali inflitte dagli insegnanti in numerosi paesi, compromette la qualità dell’apprendimento e , a livello macroeconomico, comporta una perdita di 11 trilioni di dollari in mancati guadagni futuri degli studenti durante la loro vita lavorativa.

Punizioni fisiche: il gap tra scuola e casa in Italia

In Italia, le punizioni corporali in ambito scolastico sono fuori legge da quasi un secolo. A stabilirlo in modo inequivocabile è stato il Regio Decreto del 26 aprile 1928, n. 1297: «gli ordinamenti scolastici escludono in maniera assoluta le punizioni consistenti in atti di violenza fisica».

Tuttavia, il nostro Paese non figura tra quelli classificati in “verde” dalla mappa di End Corporal Punishment -osservatorio globale che monitora il rispetto dei diritti dei minori – proprio perché, a differenza di quanto avviene a scuola, in ambito domestico la punizione fisica non è esplicitamente vietata da una legge specifica, né è di fatto perseguibile in modo sistematico.

Un divario in contrasto con la crescente consapevolezza del ruolo fondamentale dell’ambiente di apprendimento, sia esso familiare o scolastico. Come ricorda il Museo della Scuola di Macerata: l’aula è il primo palcoscenico pubblico nella vita di un individuo, lo spazio in cui si forma il cittadino prima ancora che lo studente.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

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