Durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, non sono mancati momenti in cui lo sport ha mostrato la sua dimensione più umana e sociale. Dall’inchino delle avversarie alla sciatrice Federica Brignon in segno di rispetto per aver superato il dolore dell’infortunio, agli atleti che hanno condiviso apertamente le proprie esperienze su pressione e salute mentale.
In quei gesti, raccolti da L’Indipendente, si è manifestata una dimensione ulteriore alla performance e alla competizione sportiva: lo sport come pratica sociale che produce legami, solidarietà e riconoscimento reciproco.
Lo sport come capitale relazionale
Allargando il diaframma della riflessione, lo sport – più che “bene comune” – può essere letto come un’infrastruttura sociale rilevante: un dispositivo democratico che genera capitale relazionale, salute pubblica e partecipazione civica. Lo ha spiegato bene il sociologo francese Pierre Bourdieu, considerando lo sport come un campo sociale che riflette le disuguaglianze e, allo stesso tempo, può contribuire a riequilibrarle, offrendo occasioni di accesso e riconoscimento altrimenti negate (La distinzione. Critica sociale del gusto,1979).
Lo sport, quindi, quale ambito non separato dal resto della società, ma uno spazio in cui si apprendono convivenza e cooperazione. In Cina, ad esempio, dopo le Olimpiadi di Pechino, nel 2009 è stata istituita la Giornata nazionale del fitness, con l’obiettivo di trasformare l’eredità olimpica in pratica quotidiana.
Più recentemente, il piano statale Healthy China 2030 ha rafforzato questa impostazione, sostenendo lo sport di base negli spazi pubblici come strumento di prevenzione sanitaria e coesione sociale. Parchi e piazze, infatti, sono diventati luoghi di attività collettiva, soprattutto per anziani e persone sole.
La prevenzione, infatti, non riguarda solo la riduzione dei costi del sistema sanitario, ma anche il contrasto alla solitudine e all’isolamento, fattori di rischio sempre più rilevanti nelle società contemporanee. Lo sport, praticato insieme, produce salute perché, appunto, produce relazione.
Claudia Giordani, dirigente sportiva ed ex sciatrice alpina italiana, ha più volte ribadito come lo sport non sia “un mondo a parte”, ma un linguaggio trasversale da integrare nelle politiche pubbliche: scuola, urbanistica, welfare. Una sinergia che tenga uniti corpi, diritti e comunità.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

