Per quanto riguarda l’Italia, l’aumento dell’inflazione è attribuito in particolare alla componente dei servizi, che continua a rappresentare uno dei principali fattori di pressione sui prezzi. Si tratta di un dato significativo perché riflette dinamiche interne, legate al costo del lavoro e alla domanda domestica, più che a shock esterni come l’energia.
Nel complesso dei Paesi del G7, l’inflazione core resta il principale motore della dinamica dei prezzi, confermando come le tensioni inflazionistiche siano ormai meno legate alle componenti più volatili e più radicate nei sistemi economici . Nell’area euro, l’inflazione armonizzata è salita all’1,9% a febbraio dall’1,7% di gennaio, con un contributo positivo sia dell’energia sia della componente core, che ha più che compensato il rallentamento dei prezzi alimentari.
Secondo la stima preliminare di Eurostat, il dato sarebbe ulteriormente salito al 2,5% a marzo, segnando il livello più alto da oltre un anno, trainato soprattutto dal ritorno in territorio positivo dell’inflazione energetica.
Questo possibile nuovo aumento rappresenta un elemento di attenzione per la politica monetaria europea, in un contesto in cui il percorso di rientro dell’inflazione verso il target del 2% appare meno lineare del previsto. A livello globale, l’inflazione nei Paesi del G20 è salita al 3,7% a febbraio, primo aumento da maggio 2024 .
Tra le principali economie emergenti, si registrano rialzi in Cina, India, Indonesia e Argentina, mentre Brasile e Sudafrica mostrano segnali di rallentamento.

