“Microshifting”: lavorare meglio senza lavorare di più?

Fino a qualche decennio fa, il tempo dedicato al lavoro era scandito da ritmi ben precisi: la sveglia suonava ogni giorno alle 7 del mattino, la tazza di caffè era il primo rituale della giornata e l’ufficio apriva le porte alle 9 in punto segnando l’inizio di una nuova giornata lavorativa di otto ore.

Oggi, quella stessa rigidità sembra appartenere ad una realtà ormai lontana per molti lavoratori.

Basti pensare al presente: c’è chi lavora in pigiama dal tavolo della propria cucina, chi approfitta di un’ora libera per dedicarsi ad una passeggiata rigenerante e chi gestisce autonomamente i propri progetti secondo blocchi orari scanditi da cadenze flessibili e picchi di concentrazione.

In parte, questo cambiamento è frutto della diffusione del lavoro ibrido e da remoto: lo smartworking ha accelerato la trasformazione digitale e rafforzato l’attenzione verso il benessere fisico e mentale dei lavoratori, mettendo in discussione il tradizionale schema orario “9 – 18”.

Si afferma così una nuova realtà: il Microshifting.

Cos’è il Microshifting?

Il termine indica una nuova frontiera del lavoro che supera la rigidità degli orari, pone al centro l’energia e l’autonomia delle persone e ridefinisce la produttività come un concetto più fluido e dinamico.

Per avere un’idea più chiara di cosa sia il Microshifting, Caroline Castrillon nell’articolo “The Future Of Work Isn’t Remote Or Hybrid—It’s ‘Microshifting’ pubblicato sul Forbes immagina che un genitore potrebbe “lavorare dalle 7:00 alle 9:00, fare una pausa per accompagnare i figli a scuola e per le commissioni, tornare per qualche ora nel pomeriggio e riconnettersi poco dopo”. Si tratta di un modello diverso, più umano e meno schematico del lavoro, un modello che si adatta ai ritmi e alla vita di ciascuno e che si dissocia dall’idea che il tempo possa essere scandito dalle sole lancette di un orologio.

L’idea è molto semplice ma senza dubbio rivoluzionaria: non è più il lavoratore a doversi piegare agli orari d’ufficio, ma l’organizzazione a rimodellarsi su di lui. In questo scenario, il focus non è più sulla presenza continua e costante al lavoro, ma sull’efficacia, sul risultato e sulla qualità del tempo ad esso dedicato. Lavorare meglio, non necessariamente lavorare di più.

Perché nasce il bisogno di scandire il tempo di lavoro?

Il microshifting nasce dall’incontro tra esigenze individuali diverse e dal crescente bisogno di ristabilire un equilibrio più sano tra lavoro e vita privata attraverso piccoli e graduali adattamenti, sempre che sia possibile applicare una gestione oraria più flessibile alla tipologia di lavoro svolto.

Le piattaforme digitali e gli strumenti di collaborazione online permettono oggi di lavorare in modo asincrono, rendendo meno necessario essere tutti connessi nello stesso momento. Al contempo, cresce la consapevolezza che la produttività e il rendimento non sono sempre lineari: l’energia, la concentrazione e la creatività non viaggiano sempre di pari passo.

Inevitabilmente, il benessere sul lavoro è in grado di influenzare gran parte dei settori della vita, individuale e sociale, al centro, spesso, del nostro universo emotivo. Rispetto al passato, oggi ci si aspetta di più dal lavoro, può trasmettere un senso di riconoscimento o di sottovalutazione ed è per questo connesso anche alla componente psicologica di ognuno. Come scrive Davide Robson su BBC (titolo “Extreme exhaustion and burnout: How it happens and what to do about it”), “il lavoro non è solo status e reddito”, ma i lavoratori oggi pretendono che il lavoro dia uno scopo e “un’opportunità di autorealizzazione” e il modo in cui il lavoro viene gestito è, quindi,  in grado di influenzare come ci si sente.

L’equilibrio tra lavoro e vita privata al primo posto dopo la retribuzione

In un sondaggio del Workmonitor di Randstad pubblicato nel gennaio 2025 è emerso come il benessere sul lavoro, per la prima volta, ha superato la componente retributiva quale fattore motivante. Ad essere intervistati circa 26.000 lavoratori di età compresa tra i 18 e i 67 anni in 35 paesi. Di questi, l’83% ha collocato al primo posto l’equilibrio tra il lavoro e la vita privata rispetto all’82%, percentuale poco inferiore, degli intervistati che considerano maggiormente incentivante la retribuzione percepita.

Tra le nuove generazioni che si approcciano al mondo del lavoro, inoltre, il 31% ha comunicato di aver lasciato il lavoro per motivazioni connesse all’assenza di flessibilità e benefit. Ciò dimostra quanto le prospettive future possano cambiare a seconda dell’età anagrafica dei soggetti intervistati.

Ogni novità porta con sé una dose di criticità

Il microshifting può costituire un modello innovativo nell’ottica di favorire una migliore organizzazione della vita personale e della propria sfera lavorativa, ma non è, di certo, una soluzione universale e adatta a tutti i settori. Appoggiarlo a priori, infatti, significherebbe non tenere conto dei casi in cui l’attività lavorativa richieda una presenza proattiva, che un orario frammentato o poco chiaro non possa garantire.

Un altro rischio è quello opposto: senza confini ben definiti, si ha come l’impressione che il lavoro “si disperda”, possa quindi invadere lo spazio personale trasformando la flessibilità in una disponibilità costante.

In quest’ottica, il microshifting funzionerebbe se accompagnato da una cultura organizzativa del lavoro che valorizzi anche il diritto alla disconnessione.

Valeria Cappellano
La Rocca e Associati S.p.A.

In Primo Piano

Continua a leggere

Aumentano le morti sul lavoro nell’UE

Bruxelles – Nel 2024 sono morte 3.367 persone in incidenti sul lavoro nell’Unione europea, 45 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento dell’1,4 per cento. È quanto emerge dagli ultimi dati di Eurostat, secondo cui nello stesso anno...

Minacce e attacchi informatici sul posto di lavoro per tre lavoratori su quattro nell’UE

Bruxelles – Tre dipendenti su quattro nell’Unione europea si sono scontrati con e-mail, messaggi o link sospetti sul luogo di lavoro. Sono i dati che emergono da un nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi (30 settembre) dalla Commissione europea. Condotto...

How is the Mediterranean changing?

Spanish scientists and researchers from Europe and the US compiled data from 46 oceanographic campaigns carried out between 1976 and 2018 to study changes in the Mediterranean and the impact of climate change. Temperature, oxygen, pH, carbon and even the...