Nel 2023 trova applicazione soltanto il rendimento nozionale dell’1,3 per cento sulle variazioni in aumento del capitale (Ace ordinaria).
Le società di capitali con Ace spettante sono 362.084, per un ammontare di deduzione potenziale di circa 26,0 miliardi di euro (+1,2 per cento rispetto al 2022).
L’eccedenza pregressa relativa all’anno precedente, pari a 14,1 miliardi di euro (-2,4 per cento rispetto al 2022), ha riguardato 104.052 società, mentre l’ammontare di deduzione non utilizzata nell’anno e riportabile agli anni successivi è pari a 14,9 miliardi di euro (-3,0 per cento rispetto al 2022) e ha riguardato 108.052 società.
L’Ace nel 2023 – scrive la nota ministeriale – è stato utilizzato da 260.163 società che ne hanno usufruito individualmente, per un ammontare complessivo di 4,6 miliardi di euro, mentre le società di capitali che hanno aderito al consolidato fiscale hanno usufruito direttamente o indirettamente della misura agevolativa per circa 6 miliardi di euro.
Le regole sulla deducibilità degli interessi passivi influiscono sostanzialmente sulla determinazione del reddito imponibile ai fini Ires. In estrema sintesi, sono interamente deducibili gli interessi passivi fino all’ammontare corrispondente a quello degli interessi attivi, mentre gli interessi passivi che eccedono quelli attivi sono deducibili nei limiti del 30 per cento del Reddito operativo lordo (Rol).
Gli interessi passivi di competenza del periodo d’imposta ammontano a 98,2 miliardi di euro (+115,9 per cento rispetto al 2022), mentre quelli afferenti a periodi precedenti, e riportabili in quanto non dedotti precedentemente, ammontano a 37,6 miliardi di euro (+0,8 per cento rispetto al 2022).
L’incremento degli interessi passivi è attribuibile alla politica monetaria restrittiva che ha determinato un rialzo dei tassi di interesse e che ha avuto un impatto principalmente nella sezione “attività finanziarie e assicurative”. La quota di interessi deducibili (comprensiva di quelli dei periodi precedenti) è pari a circa 87,5 miliardi di euro (64,4 per cento del totale degli interessi passivi). Classificando le societa’ per classi di volume d’affari, si rileva che la percentuale degli interessi deducibili e’ pari all’88% nelle societa’ con volume d’affari da 5.165.000 a 25.000.000 euro
Il numero dei soggetti che hanno presentato la dichiarazione Irap per l’anno d’imposta 2023 è pari a 2.110.970 (+0,4 per cento rispetto al 2022). La distribuzione territoriale mostra che circa il 28,4 per cento dei contribuenti ha domicilio fiscale nel Nord-Ovest, il 21,4 per cento nel Nord-Est, il 23,2 per cento nel Centro e il 27 per cento nel Sud e nelle isole.
I soggetti (incluse le Amministrazioni pubbliche) che dichiarano un valore della produzione al netto di tutte le deduzioni del costo del lavoro e della quota assoggettata alla disciplina della Patent box diverso da zero sono 1.851.661 (+0,9 per cento rispetto all’anno precedente), per un ammontare complessivo di 526 miliardi di euro (+10,8 per cento rispetto al 2022).
La base imponibile complessiva risulta pari a 580 miliardi di euro con un aumento del 9,7 per cento rispetto al 2022; include la base imponibile dell’attività istituzionale della Pubblica amministrazione, costituita dall’ammontare delle retribuzioni corrisposte (pari a 125 miliardi di euro), che registra un aumento dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente.
L’imposta dichiarata per l’anno 2023 è pari a 30 miliardi di euro (+8,5 per cento rispetto al 2022), con un valore medio di 23.140 euro e un aumento che riguarda prevalentemente le società di capitali (+14,5 per cento rispetto al 2022). Con la pubblicazione dei dati delle società di capitali – conclude la nota – è ora possibile consultare sul sito Internet del dipartimento delle Finanze tutte le statistiche relative all’anno d’imposta 2023 delle 3.053.503 imprese italiane: 1.117.044 ditte individuali, 552.905 società di persone e 1.383.554 società di capitali ed enti commerciali.
Per quanto riguarda l’Ires in particolare, riferisce il Mef, l’imposta totale dichiarata è di 56,4 miliardi di euro (+13,8% rispetto al 2022): 37,2 miliardi sono dichiarati da società di capitali che non aderiscono al regime del Consolidato fiscale (+11,3% rispetto al 2022), 18,4 miliardi da società di capitali consolidanti (+19,6% rispetto al 2022) e 768,1 milioni di euro dagli enti non commerciali (+6,6% rispetto al 2022).
Il reddito d’impresa rilevante ai fini fiscali, pari a 287,8 miliardi di euro, registra un incremento del 12,8% rispetto al 2022. I settori che evidenziano i maggiori aumenti del reddito sono: “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione” (+39,6%), “Costruzioni” (+37,7%) e “Attività finanziarie e assicurative” (+27,6%).
Per quanto riguarda l’Irap l’imposta dichiarata per l’anno 2023 è pari a 30 miliardi di euro (+8,5% rispetto al 2022), con un valore medio di 23.140 euro e un aumento che riguarda prevalentemente le società di capitali (+14,5% rispetto al 2022).
La base imponibile complessiva risulta pari a 580 miliardi di euro con un aumento del 9,7% rispetto al 2022; include la base imponibile dell’attività istituzionale della P.A., costituita dall’ammontare delle retribuzioni corrisposte (pari a 125 miliardi di euro), che registra un aumento dello 0,4% rispetto all’anno precedente.

