L’Ires dichiarata per l’anno d’imposta 2023 è aumentata del 13,8% rispetto all’anno precedente mentre l’Irap è crescita dell’8,5%. E’ quanto emerge dalle statistiche sulle dichiarazioni Ires e Irap pubblicate dal Ministero dell’economia e delle finanze.
Il ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica le statistiche sulle dichiarazioni Ires (Imposta sul reddito delle società) e rap (Imposta regionale sulle attività produttive) relative all’anno d’imposta 2023 e presentate nel corso degli anni 2024 e 2025.
Occorre considerare che i dati fiscali tengono conto anche delle società di capitali e degli enti non commerciali il cui anno d’imposta non coincide con l’anno solare e, conseguentemente, per questi soggetti, il periodo d’imposta 2023 si conclude nel corso del 2024.
Questa pubblicazione, includendo anche le statistiche sulle dichiarazioni Ires presentate dai soggetti che utilizzano il modello Redditi – Enti non commerciali, completa i dati statistici relativi alle dichiarazioni fiscali per l’anno d’imposta 2023.
Quanto all’Ires, l’imposta totale dichiarata è di 56,4 miliardi di euro (+13,8 per cento rispetto al 2022): 37,2 miliardi sono dichiarati da società di capitali che non aderiscono al regime del Consolidato fiscale (+11,3 per cento rispetto al 2022), 18,4 miliardi da società di capitali consolidanti (+19,6 per cento rispetto al 2022) e 768,1 milioni di euro dagli enti non commerciali (+6,6 per cento rispetto al 2022).
Nell’anno d’imposta 2023 – continua la nota – le dichiarazioni delle società di capitali sono state 1.383.554, in crescita rispetto all’anno precedente (+2 per cento). Larga parte delle società di capitali (91,7 per cento) sono costituite da società a responsabilità limitata.
Il reddito d’impresa rilevante ai fini fiscali, pari a 287,8 miliardi di euro, registra un incremento del 12,8 per cento rispetto al 2022. I settori che evidenziano i maggiori aumenti del reddito sono: “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione” (+39,6 per cento), “Costruzioni” (+37,7 per cento) e “Attività finanziarie e assicurative” (+27,6 per cento).

