“Rimaniamo attoniti nell’apprendere che secondo i legali dell’Inps il ritardato pagamento del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici aiuterebbe questi ultimi, a oltre 65 anni di età, a non sperperare le loro risorse finanziarie», esordisce Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-UNSA il sndacato che per primo aveva vinto in tribunale una decisione mai applicata dall’esecutivo.
“Meglio il Tfs rateizzato gli statali sono spandaccioni è una forma di tutela per loro” impossibile non restare basiti o scandalizzati da quanto detto in tribunale da Fava.
Le dichiarazioni dell’Inps hanno sollevato un vespaio “ e compreso di studi legali tutti a rimarcare che non puo’ decidere l’Inps il sequestro dei salari ne’ esprimersi con parole offensive.
ll Tfs Non è un premio, né una concessione dello Stato, è retribuzione differita
“Desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del TFS/TFR dei dipendenti pubblici – dichiarera’ invece il legale dei ricorrenti.
“Nella memoria si afferma, infatti, che chi riceve una grossa somma in un’unica soluzione può essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate rispetto al futuro e potrebbe essere spinto dall”euforia’ verso spese eccessive. Parole che risultano gravi e inaccettabili perché insinuano che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non sarebbero in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. È un’impostazione che respingiamo con fermezza. Il TFS/TFR non è un premio, né una concessione dello Stato: è retribuzione differita, salario maturato nel corso di una vita lavorativa, diritto pieno e indisponibile”.
L’Inps scriveva nella II Memoria: ”…sussiste copiosa letteratura sulla propensione alla spesa da parte di chi riceve una grossa somma di denaro una tantum, questione ampiamente studiata da teorie di economia comportamentale e psicologia finanziaria che evidenziano l’irrazionalità umana nelle scelte di spesa. In particolare è stato osservato che coloro che percepiscono notevoli somme di denaro in una unica soluzione sono maggiormente propensi a privilegiare gratificazioni immediate (spese rispetto al futuro), spinti dall’euforia a spese eccessive. Ricevere una forte somma può far percepire spese minori ‘nulla’, spingendo a spendere di più, manifestando una tendenza a dare più valore a ricompense immediate che a quelle future, portando a procastinare il risparmio e favorire la spesa impulsiva (gratificazione istantanea). E’ stato osservato che le decisioni finanziarie possono essere influenzate da scorciatoie mentali (es. ‘sono ricco, ora posso permettermelo’) piuttosto che calcoli razionali”.
”Sono rimasto esterrefatto dal finale della seconda memoria dell’Inps quando afferma che ‘il pagamento rateale del trattamento di fine servizio appare maggiormente funzionale alla tutela dei diritti previsti dagli articoli 36 e 38 della Costituzione’ – riferisce Frisani l’avvocato dei ricorrenti leggendo il testo della Memoria – Le frasi dell’Inps sono sconvenienti ed offensive per tutta la categoria dei dipendenti, rappresentati come soggetti bisognosi di tutela, quasi di un amministratore di sostegno perché obnubilati da questa ricchezza improvvisa. Dimenticando che sono padri di famiglia di oltre 60 anni che magari attendono quelle somme per estinguere un mutuo.
Deve esserci un limite alla rappresentazione di tesi difensive e quel limite va individuato nel rispetto delle controparti e queste frasi sono altamente offensive della dignità e del decoro di tutta la categoria dei pubblici dipendenti in procinto di cessare il proprio rapporto di lavoro. Chiediamo che questa eccellentissima Corte adotti i provvedimenti che riterrà più opportuni ad evitare che proprio i giudizi davanti ad essa possano costituire una zona franca dove poter introdurre tesi difensive che ledono fortemente la dignità ed il decoro delle parti”.
La replica dell’Inps alle accuse di mancanza di rispetto.
”Si ribadisce che la scelta del Legislatore in tema di destinazione del Tfr è di considerarlo non una somma da mettere a disposizione per intero all’atto della cessazione del rapporto di lavoro al dipendente privato o pubblico ma tutt’altro. Cioè prendendo le mosse dalle ragioni arcinote a tutti sulla messa in crisi del complessivo sistema pensionistico… la scelta, reiterata fino a pochi giorni or sono, è stata prevedere come regola generale l’erogazione rateale della prestazione del Tfr o del Tfs”. ”Cioè in base ai principi dell’articolo 38 e 36, il Legislatore vuole che il Tfr sia la base del II pilastro di quella che sarà l’aspettativa di vita successiva alla cessazione del rapporto di lavoro”. ” E quindi ci siamo permessi di richiamare non le fantasie dell’avvocato Madonia ma una serie di principi espressi da scienze economiche assolutamente attendibili”.
Conclude l’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Fedeli: ”Vero che le sentenze della Corte costituzionale hanno rilevato un vulnus di costituzionalità, ma la Corte si è sempre astenuta di intervenire sulle norme considerate illegittime, perché qui si fronteggia un delicato bilanciamento di interessi. Sono norme pensate anche rispetto alle gravi possibili ripercussioni sul bilancio complessivo dello Stato, bisogna ottemperare le esigenze finanziarie e di cassa da cui dipende la sostenibilità dell’intero sistema previdenziale. Ed inoltre c’è un problema di gradualità delle misure che son rimesse ad una valutazione discrezionale del Legislatore. Noi riteniamo che per questo la questione vada rimessa al giudice a quo”.
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