Sul fronte del benessere lavorativo, quasi nove insegnanti su dieci in Italia si dichiarano soddisfatti del proprio lavoro, in linea con la media Ocse. Resta alto lo stress legato alla gestione del tempo e alle attività amministrative, che in molti casi incidono sulla motivazione e sull’efficacia didattica. Sono alcuni passaggi che si leggono sull’ultimo rapporto TALIS l’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento dell’OCSE (TALIS) ritenuto il più grande censimento internazionale sulle condizioni di lavoro.
Per quanto riguarda la trasformazione digitale, il rapporto TALIS rileva che solo un insegnante su tre, in media Ocse, utilizza l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro. In Italia l’uso è in crescita, ma resta distante dai livelli raggiunti in Paesi come Singapore o Emirati Arabi Uniti, dove tre docenti su quattro impiegano strumenti di IA per personalizzare l’insegnamento. Nel nostro Paese prevale ancora un atteggiamento prudente, sebbene oltre la metà degli insegnanti riconosca il potenziale dell’IA nel creare lezioni o adattare i materiali agli studenti.
A livello generale, l’indagine segnala che gli insegnanti con maggiore autonomia tendono a mostrare più fiducia nelle proprie capacità, più soddisfazione e minori livelli di stress, una relazione confermata anche per l’Italia. Il TALIS 2024, sottolinea l’Ocse, “offre ai governi uno specchio delle politiche educative”: in Italia, il quadro che emerge è quello di una professione coesa, fortemente competente e con ampio margine di autodeterminazione, ma che chiede più sostegno organizzativo e formazione per affrontare la transizione digitale e la crescente complessità delle classi.
Secondo i dati diffusi invece da Eurostat, quasi la metà dei giovani europei tra 25 e 34 anni ha completato un percorso di istruzione terziaria, avvicinandosi così all’obiettivo fissato per il 2030. Circa un terzo delle regioni europee ha già raggiunto o superato questo traguardo, soprattutto nelle aree urbane con università di qualità e industrie innovative.
Al contrario, alcune regioni, soprattutto rurali o isolate e situate in Europa orientale e meridionale, mostrano livelli molto più bassi di istruzione terziaria, con un mercato del lavoro più legato alla formazione professionale e all’agricoltura. In queste zone, il raggiungimento degli obiettivi educativi resta una sfida importante.

