23 Luglio 2024

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Il licenziamento legittimo non esclude il reato di maltrattamenti

Il licenziamento seppur legittimo non esclude a priori la condanna del datore di lavoro per reato di maltrattamenti.

Con sentenza n. 38306/2023, la Corte di Cassazione è intervenuta su una vicenda che vedeva coinvolta la titolare di un negozio di parrucchieria, condannata in primo grado per maltrattamenti fisici e morali ai danni di una propria dipendente.


Nel corso del rapporto di lavoro intrattenuto dal 2011 al luglio 2015, la lavoratrice avrebbe infatti lamentato di essere stata costretta a svolgere attività rischiose e umilianti e di aver ricevuto numerosi insulti in presenza di clienti e colleghi, aggravati dallo stato di gravidanza in cui si trovava.

Parallelamente, servendosi di un investigatore privato, la datrice di lavoro avrebbe scoperto una seconda attività lavorativa svolta dalla dipendente presso un datore di lavoro concorrente, decidendo di intimarle il licenziamento per giusta causa.
Secondo la Corte d’Appello, le accuse lamentate dalla dipendente erano direttamente connesse al recesso contrattuale e pertanto, non attendibili.

La decisione della Corte sul reato di maltrattamenti


Ai sensi della Corte di Cassazione, pronunciatasi sulla legittimità della decisione d’appello, i giudici avevano omesso di considerare che le condotte vessatorie e prevaricatorie poste in essere dal datore di lavoro non potevano in ogni caso porsi sullo stesso piano delle condotte di inadempimento contrattuale connesse al rapporto di lavoro intercorrente tra il datore di lavoro e il proprio dipendente. Di conseguenza la Corte annulla la sentenza impugnata.

Il licenziamento legittimo non esclude il reato di maltrattamenti

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