L’epistemologia ai tempi dell’IA

Wikipedia compie 25 anni

Se provassimo ad antropomorfizzare Wikipedia, potremmo collocarla idealmente nella Generazione Z: una creatura nata e cresciuta nel digitale, plasmata dal contatto e dalla circolazione continua dei contenuti. Il 15 gennaio 2001 Wikipedia veniva “messa alla luce” da Jimmy Wales e Larry Sanger. Oggi, a venticinque anni di distanza, quell’atto fondativo appare come un grande esperimento di fiducia collettiva: un luogo in cui il sapere non è più custodito da pochi, ma costruito da molti. In che modo?

Prima di Wikipedia c’era Nupedia, un progetto più tradizionale: voci scritte da un ristretto pool di autori e validate da esperti. L’idea era solida, ma il processo risultava troppo lento per il ritmo del web. Da qui l’intuizione decisiva: aprire la scrittura a chiunque, mantenendo controlli e revisioni a posteriori. Wikipedia nasce così come una “arcadia digitale”, nelle parole e nella visione di Sanger e Wales, uno spazio in cui la cooperazione avrebbe potuto produrre conoscenza affidabile.

In fondo non è un’idea nuova. L’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert pubblicata nel XVIII secolo rispondeva allo stesso impulso: orientare e organizzare la proliferazione del sapere in un’epoca di rapidi mutamenti. Oggi, però, quell’impulso torna in una forma diversa e tecnologicamente più radicale.

Elon Musk lancia Grokipedia

È in questo contesto che si inserisce Grokipedia, il progetto annunciato da Elon Musk come alternativa – e, nelle intenzioni, come possibile sostituto – di Wikipedia. Musk l’ha presentata come una piattaforma integrata con il modello linguistico Grok, il chatbot di X.AI: un’enciclopedia che non si consulta sfogliando voci, ma interrogando un assistente che restituisce risposte già confezionate, ready made. Non più un archivio da esplorare, ma un’interfaccia conversazionale che filtra, sintetizza e consegna direttamente l’informazione all’utente.

Nella visione di Musk, questo dovrebbe rendere l’accesso al sapere più rapido ed efficiente. Ma c’è un rovescio della medaglia. Come ha osservato il filosofo Luciano Floridi – intervistato da Elena Inversetti per Vita – quando deleghiamo troppo all’intelligenza artificiale rischiamo di perdere quello che il Professore chiama “capitale semantico”: l’insieme delle competenze interpretative che ci permettono di comprendere, collegare e valutare le informazioni. In una sua definizione, il capitale semantico è «la capacità di dare senso ai dati, trasformandoli in conoscenza significativa e condivisibile». Se il sapere ci viene servito già masticato dal chatbot, l’utente diventa più passivo e quella capacità rischia di atrofizzarsi.

Con il sapere sempre più nelle mani dell’IA, cambia allora anche la nostra epistemologia, cioè il modo in cui concepiamo la conoscenza. Il termine viene dal greco epistème (conoscenza) e lógos (discorso): è la disciplina che studia come sappiamo ciò che sappiamo, quali sono le fonti e i criteri della verità. Wikipedia, con tutti i suoi limiti, ha costruito un’epistemologia partecipativa, fondata sul confronto, sul conflitto e sulla revisione continua. Grokipedia, invece, promette un’epistemologia mediata dall’algoritmo. Capire quale delle due visioni prevarrà significa interrogarsi non solo sul futuro delle enciclopedie, ma sul nostro stesso rapporto con la conoscenza.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

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