Lavorare dopo la pensione: scelta o necessità?

Yosif Gamal, operaio egiziano di 69 anni, è morto sul lavoro lunedì 8 settembre, dopo essere caduto da una gru in via Genova, a Torino. A distanza di qualche giorno, a Vigonovo, in seguito a un grave incidente sul lavoro è venuto a mancare Stefano Bottaro, un operaio di 61 anni: era pensionato ma saltuariamente continuava a prestare attività lavorativa.

Volgendo lo sguardo alle ultime settimane, dunque, è facile intercettare una tendenza allarmante: una crescente percentuale di pensionati sceglie di rimanere nel mondo del lavoro anche dopo aver raggiunto l’età pensionabile. La difficoltà di adattarsi a una quotidianità priva di impegni lavorativi e la necessità economica sono i fattori determinanti che influiscono su tale scelta. Tuttavia, lavorare dopo il pensionamento, come testimoniano i tragici incidenti sul lavoro che hanno coinvolto persone anziane, significa anche correre notevoli rischi.

La diffusione di tale fenomeno è tale che l’INPS ha deciso di dedicare una parte del suo XXIV Rapporto annuale a questo tema. Il rapporto è stato presentato mercoledì 16 luglio presso la Sala della Regina di Montecitorio.

Le motivazioni dietro la scelta di lavorare dopo la pensione

Se molti pensionati decidono di proseguire l’attività lavorativa per necessità economiche, altri desiderano rimanere attivi e sentirsi utili. Secondo il rapporto annuale dell’INPS, infatti, il motivo principale che spinge i pensionati più giovani a continuare a lavorare è legato alla necessità di integrare un trattamento pensionistico spesso insufficiente: le pensioni di alcune categorie di lavoratori, come artigiani e agricoltori, sono spesso insufficienti a coprire le necessità quotidiane, il che porta alla decisione di proseguire l’attività lavorativa. In questi casi, la prosecuzione del lavoro diventa non solo una fonte di reddito, ma anche un modo per mantenere una certa indipendenza economica. Al contrario, pensionati con pensioni più elevate o con un reddito stabile risultano meno inclini a continuare a lavorare, a meno che non siano motivati da altre ragioni, come il desiderio di rimanere socialmente attivi.

L’età come fattore di rischio sul lavoro

Uno degli aspetti più allarmanti di questa tendenza è l’aumento dei rischi legati all’età. Analizzando i dati relativi agli infortuni e alle morti sul lavoro elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering – aggiornati al 30 giugno 2025 – il numero di morti sul lavoro in Italia continua ad aumentare, con un’incidenza che cresce con l’età. Nei primi sei mesi del 2025, 502 persone hanno perso la vita a causa di incidenti sul lavoro, un aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: una parte significativa di questi incidenti riguarda persone anziane.

Tra i lavoratori oltre i 65 anni, il tasso di mortalità è di 47,3 morti per milione di occupati, contro i 15,6 per milione tra i lavoratori di 45-54 anni. Questo implica che, purtroppo, il proseguimento dell’attività lavorativa in età avanzata non è privo di pericoli, soprattutto in professioni che comportano un elevato rischio fisico, come nel caso di operai o lavoratori manuali. Un dato rilevante è che nei settori agricolo e artigianale la percentuale di pensionati che continuano a lavorare è addirittura rispettivamente 21,6% e 19,2%.

La dinamica tra pensione e reddito da lavoro

Un altro aspetto interessante riguarda l’interazione tra il reddito da lavoro post-pensionamento e il trattamento pensionistico. Secondo i dati dell’INPS, mentre i pensionati di settori come quello pubblico o privato dipendente continuano a lavorare in modo marginale, i liberi professionisti, ex lavoratori autonomi e gli ex artigiani/commercianti tendono a lavorare di più, in media almeno l’85% delle settimane lavorate precedentemente al pensionamento. In questi casi, infatti, il reddito da lavoro può arrivare a superare l’importo della pensione.

L’interazione tra età al pensionamento e importo della pensione mostra una dinamica significativa per comprendere le scelte lavorative post-pensionamento. In particolare, tra coloro che vanno in pensione prima dei 64 anni, la probabilità di continuare a lavorare risulta leggermente più alta tra chi percepisce pensioni di importo più basso.

Sebbene la differenza tra le varie fasce di reddito sia contenuta — intorno a un punto percentuale — questo dato suggerisce che, per molti pensionati più giovani, la decisione di restare nel mercato del lavoro sia spinta da motivazioni economiche, più che da una reale volontà di proseguire l’attività professionale.

Non è un caso che a questa categoria appartengano soprattutto ex lavoratori agricoli, artigiani e commercianti, settori in cui i livelli di reddito e contribuzione sono più bassi. In questi casi, quindi, la prosecuzione del lavoro appare più una necessità che una scelta libera, dettata dal bisogno di integrare una pensione insufficiente a garantire una vita dignitosa.

Le politiche per un invecchiamento attivo e sicuro

Il fenomeno dei pensionati che continuano a lavorare solleva interrogativi importanti sul futuro del sistema previdenziale e sulla sicurezza dei lavoratori anziani. Se da un lato è fondamentale garantire che le persone più anziane abbiano la possibilità di continuare a lavorare se lo desiderano, dall’altro è necessario che vengano adottate politiche per tutelare la loro sicurezza sul lavoro.

I dati indicano chiaramente che l’età avanzata comporta un maggiore rischio di infortuni e, dunque, è importante che le politiche occupazionali prevedano forme di supporto specifiche per i lavoratori anziani, come la formazione sulla sicurezza, la revisione delle condizioni lavorative e la promozione di ambienti di lavoro più sicuri.

Se da un lato è fondamentale che il sistema previdenziale e le politiche del lavoro siano in grado di rispondere in modo adeguato a queste nuove dinamiche, promuovendo un invecchiamento attivo che non metta a repentaglio la sicurezza e il benessere degli anziani, al contempo è cruciale che i pensionati abbiano accesso a una pensione dignitosa che possa permettere loro di godersi la pensione senza dover necessariamente ricorrere al lavoro per integrare il reddito.

Eleonora Bruno
La Rocca e Associati S.p.A.

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