La mobilità lenta: un percorso tra sfide e benefici

Il lockdown energetico

Negli ultimi giorni l’espressione “lockdown energetico” sta entrando nel lessico pubblico ed evoca in chi la pronuncia il timore di uno scenario in cui i consumi verranno drasticamente ridotti. Le tensioni internazionali in atto hanno innescato una spirale di rincari – a partire da quello del petrolio – che ha spinto i governi a ipotizzare o adottare piani straordinari.

Da un lato, in Asia, paesi come le Filippine, che hanno introdotto la settimana lavorativa corta, e lo Sri Lanka, che ha dichiarato il mercoledì giorno festivo, hanno agito con misure immediate. Dall’altro, in Europa, la soluzione proposta dall’Unione europea alla crisi energetica punta su lavoro da remoto, car sharing, limiti di velocità in autostrada e la riduzione dei voli aerei.

L’obiettivo è promuovere una mobilità che limiti gli spostamenti superflui, scoraggi l’uso dell’auto privata e incentivi il trasporto pubblico.

L’uso dei monopattini elettrici: tra divieti e limiti

Tuttavia, è proprio nelle città che la “mobilità green” si scontra con le sue contraddizioni più evidenti. Firenze, ad esempio, è stata la prima città italiana a vietare il servizio di monopattini elettrici a noleggio, una decisione che segna una battuta d’arresto rispetto a un modello di mobilità presentato come innovativo e sostenibile.

Le campagne pubblicitarie delle aziende del settore promettevano slogan come “Per una mobilità sostenibile”, sintetizzando l’idea di una città meno congestionata e meno inquinata. Il provvedimento, giustificato da ragioni di sicurezza e decoro – come l’uso improprio dei mezzi e i parcheggi disordinati – ha finito per trasformare una potenziale soluzione in un elemento di disordine urbano.

Un altro caso emblematico arriva da Roma, dove è stato introdotto il divieto di trasportare monopattini elettrici e velocipedi con batterie all’interno della metropolitana. La misura, motivata da esigenze di sicurezza, rischia però di scoraggiare l’intermodalità, cioè l’uso combinato di mezzi diversi per ridurre la dipendenza dall’auto privata.

In un contesto in cui, gli italiani trascorrono 1 ora e 25 minuti al giorno in automobile, viaggiando a una velocità media di 29,5 km/h e percorrendo 41 km (rapporto dell’Osservatorio UnipolSai), limitare l’accesso ai mezzi pubblici per chi sceglie la micromobilità elettrica appare una contraddizione. Rischia, inoltre, di consolidare abitudini già difficili da cambiare.

Viva il piedibus!

Eppure, accanto a questo scenario complesso, emergono modelli virtuosi promossi dalle nuove generazioni.Il piedibus, un “autobus umano” formato da bambini e accompagnatori che percorrono a piedi insieme il tragitto casa-scuola seguendo percorsi prestabiliti e sicuri, rappresenta un esempio concreto.

Ad Arezzo, il progetto Piedibus ha coinvolto otto scuole primarie, registrando oltre 7.000 chilometri percorsi a piedi dagli alunni e più di 1.000 kg di CO₂ risparmiati nel solo anno scolastico 2024/2025. L’iniziativa, sostenuta da Legambiente e FIAB, premia la costanza dei piccoli camminatori con “patentini” e riconoscimenti, trasformando il tragitto casa-scuola in un’esperienza educativa e sostenibile.

A Mogliano Veneto, invece, il Piedibus compie vent’anni, confermandosi come uno dei progetti più longevi e radicati del territorio. “Il Piedibus rappresenta uno dei progetti più virtuosi della nostra comunità”, ha dichiarato il sindaco Davide Bortolato. “In due decenni ha unito educazione, sostenibilità e socialità”.

Il Piedibus non è solo una soluzione logistica, ma anche culturale: oltre a rendere partecipi giovani giovanissimi, coinvolge scuole e amministrazioni in un percorso condiviso, restituendo centralità allo spazio pubblico e alla mobilità lenta. E – a differenza di altre soluzioni – questa non sarà certo intaccata da un eventuale lockdown energetico, ma continuerà il suo movimento.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.   

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