Il sogno di riscatto attraverso la fama digitale
Nel suo film d’esordio, la regista francese Agathe Riedinger costruisce un ritratto vibrante e inquieto della giovane Liane, una ragazza che vive ai margini e sogna un riscatto sociale possibile solo attraverso la fama digitale. Liane crede che la porta d’accesso a un futuro diverso passi per la luce artificiale dei riflettori, per un’aura di perfezione estetica che i social network non solo promettono, ma impongono: “In questa vita solo i belli ce la fanno”, afferma con una lucidità.
Il film segue il suo percorso mentre tenta di entrare in un reality show, convinta che quello sia il biglietto per una nuova identità. Riedinger esplora con finezza la tensione tra ciò che Liane è e ciò che vorrebbe diventare: una tensione che si incarna in ritocchi estetici, filtri, pose studiate, un’immagine di sé fabbricata e riconfezionata.
Il “capitalismo dell’attenzione”
La sceneggiatura affronta così uno dei nodi centrali della contemporaneità: la dipendenza digitale, l’equazione sempre più dannosa tra identità e visibilità. Nella logica dei social, essere non basta: bisogna mostrarsi e performare. La protagonista vive questa spirale come un destino ineluttabile, una corsa a ottenere like, attenzioni, applausi virtuali che sostituiscono ogni riconoscimento emotivo più profondo.
In questo contesto si inserisce la riflessione sul “capitalismo dell’attenzione”, espressione coniata dal giornalista Chris Hayes per indicare un sistema economico che mira a catturare, sedurre e monetizzare ogni momento della nostra attenzione. Liane è vittima e complice di questo meccanismo: desidera lo sguardo degli altri, ma ne è allo stesso tempo consumata.
Detox digitale: tra realtà e iniziative
Proprio come reazione a questa iperstimolazione, negli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi di “detox digitale”, esperienze che invitano a disconnettersi per recuperare un rapporto più autentico con il tempo e con sé stessi. Tra questi spiccano gli Offline Club, comunità o eventi che riuniscono persone pronte a trascorrere ore insieme senza smartphone: si legge, si conversa e si gioca.
Un’altra iniziativa curiosa è Appstinence, ideata da Gabriela Nguyen, un’app che “paradossalmente” aiuta gli utenti a usare meno altre app: monitora il tempo trascorso online, blocca notifiche, accompagna a una graduale riduzione del consumo digitale.
Il film di Riedinger, nella sua lucidità emotiva, ci ricorda che la ricerca di visibilità può essere una gabbia tanto seducente quanto esiziale. Liane sogna un riscatto, ma inciampa nei meccanismi stessi che promettono di offrirglielo.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

