Negli ultimi 30 anni l’età media di pensionamento per i dipendenti privati è aumentata di oltre 7 anni: per il totale delle pensioni rispetto ai 57 anni e 7 mesi del 1995 si è passati a 64 anni e 10 mesi, ovvero 7 anni e 3 mesi in più.
È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inps. L’età media sale anche se si considera l’insieme dei lavoratori dipendenti privati e pubblici: nel 2025 è stata di 64 anni e sette mesi, contro i 64 anni e 5 mesi del 2024 e i 61 anni e 7 mesi del 2012. L’aumento è particolarmente evidente per le pensioni di vecchiaia, la cui età media si colloca stabilmente intorno ai 67 anni a partire dal 2020.
Le pensioni anticipate seguono invece una dinamica più irregolare: dopo il massimo osservato nel 2020, pari a 62,1 anni, l’età media si attesta a 61,7 anni nel 2025, risentendo maggiormente dei canali di flessibilità in uscita.
Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra Ue sono cresciuti di oltre il 35% e oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero. E’ quanto sottolineato dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, nel corso della presentazione alla Camera del XXV rapporto dell’Istituto. “Si tratta di un dato che va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche. Esso evidenzia come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori, orientandoli verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnandoli con percorsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare”, ha aggiunto, parlando della necessità di “un patto di convivenza, responsabilità e convivenza”.
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