Per la mancata frequenza dei corsi, legittimo il licenziamento del lavoratore. Lo ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20259 del 14 luglio scorso: è indispensabile la formazione sulla sicurezza del lavoro.
La sentenza ha stabilito la legittimità del licenziamento formulato da parte di un’azienda a un dipendente part time per la mancata frequenza durante l’orario di lavoro supplementare del corso di formazione di base sulla sicurezza del lavoro.
Nel dettaglio, il lavoratore aveva chiesto l’accertamento della nullità o illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
Il ricorrente sosteneva che la formazione deve avvenire durante l’orario di lavoro. Sarebbe spettato all’azienda dimostrare l’impossibilità di effettuare i corsi di formazione durante l’orario concordato in sede contrattuale e l’intollerabilità dell’assenza del lavoratore causata dal mancato completamento dell’iter formativo obbligatorio.
La Corte di Cassazione, in accordo con la pronuncia di merito, ha affermato che l’art. 1 comma 2 della legge n. 66/2003 definisce l’orario di lavoro come “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”, comprensivo quindi di ogni periodo in cui l’attività viene prestata in orario eccedente a quello ordinario o “normale”.
Gli Ermellini hanno ricondotto il caso di specie deve nell’ambito regolato dal comma 2 dell’articolo 6 del Decreto Legislativo 81/2015, secondo cui il datore di lavoro è legittimato a chiedere l’espletamento di una prestazione di lavoro supplementare nel rispetto del limite del 25% dell’orario di lavoro.
In questi limiti temporali il datore di lavoro può quindi esigere da parte del lavoratore il completamento dell’obbligo formativo.
Pertanto, a fronte di tale richiesta legittima il lavoratore può opporre rifiuto solamente in presenza di comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale, e non per ragioni generiche come nel caso in esame.
Infine, secondo la Suprema Corte la ratio di tutela del bene “sicurezza” e del bene “salute” sui luoghi di lavoro rende indispensabile la formazione del dipendente al fine di prevenire i rischi per la sicurezza e la salute dell’intera comunità.

