Il Parlamento cileno ha approvato un progetto di legge presentato dal presidente Gabriel Boric volto a riformare il sistema pensionistico privato, ereditato dalla dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990).
Il disegno di legge riforma radicalmente il modello introdotto nel 1981 dal generale Pinochet, in base al quale i lavoratori finanziano da soli la propria pensione, senza alcun contributo da parte del datore di Lavoro, compresi i dipendenti pubblici.
Il disegno di legge prevede ora che le aziende contribuiscano con l’8,5%, mentre i dipendenti continueranno a pagare il 10%.
Dei 600.000 pensionati cileni, la metà riceve l’equivalente di circa 350 dollari al mese e, con la riforma, le pensioni aumenteranno tra il 14% e il 35%, secondo le stime del governo.
La riforma del sistema pensionistico istituisce un sistema misto di pensioni e una assicurazione sociale. Secondo il governo cileno, il nuovo sistema beneficerà circa 2,8 milioni di pensionati, che vedranno aumentare le loro pensioni tra il 14 per cento e il 35 per cento. Inoltre, prevede un’assicurazione sociale “per compensare in modo giusto i pensionati attuali e futuri per ogni anno contributivo, e correggere un’ingiustizia storica nei confronti delle donne”, ha spiegato il governo cileno in un comunicato.
“Quasi un milione di donne riceveranno una compensazione giusta per il divario nelle loro pensioni e più di un milione di persone, che si sono impegnate a versare i contributi, saranno riconosciute per gli anni di lavoro”, sottolinea il documento. Verrà anche modificata la Pensione garantita universale (Pgu) – un beneficio non contributivo che aumenterà gradualmente da 214.000 (circa 216 dollari) a 250.000 pesos (250 dollari). La riforma estende inoltre il beneficio ai pensionati sotto leggi riparatorie.

