Il TFR come rendita? la proposta della Lega sulla pensione anticipata

Il tema delle pensioni è da sempre uno dei più caldi nel dibattito politico italiano.

Negli ultimi mesi ha fatto discutere la proposta avanzata da Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, che punta a introdurre una nuova soglia di uscita dal mondo del lavoro: 64 anni e 25 di contributi, anziché 67 per un più ampio bacino di lavoratori.

L’idea che sta alla base della proposta sarebbe quella di evitare che l’età pensionabile continui a salire (in base alle previsioni legate all’aspettativa di vita) individuando nell’età di 64 anni, la c.d. “soglia di libertà pensionistica”, come scrivono Valentina Conte e Raffaele Ricciardi sulla “Repubblica”.

L’uso del TFR come rendita integrativa

Attualmente la normativa permette di andare in pensione anticipata, senza effetti sul Tfr, a chi abbia raggiunto l’importo minimo previsto dalla legge e maturato almeno 20 anni di contributi interamente nel sistema contributivo.

La proposta della Lega, invece, prevede che chi compie 64 anni e ha almeno 25 anni di contributi possa andare in pensione anche nel caso in cui non abbia raggiunto i requisiti previsti dalla legge ad oggi in vigore. La novità – sostiene il Carroccio – è che questa possibilità non sarebbe limitata ai soli lavoratori “contributivi puri” (quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996), ma verrebbe estesa anche a chi rientra nel sistema misto.

Per avere accesso alla pensione anticipata, tuttavia, occorrerà garantire un assegno minimo pari a tre volte l’assegno sociale. Si tratta di circa 1.600 euro al mese nel 2025. Inoltre, se la pensione calcolata non raggiungesse la suddetta soglia, entrerebbe in gioco un meccanismo del tutto nuovo: la liquidazione del TFR potrebbe costituire una rendita mensile in grado di integrare l’assegno minimo e garantire, così, il raggiungimento della soglia pensionabile richiesta.

Quindi il TFR accumulato dal lavoratore durante il corso della vita lavorativa non verrebbe liquidato in un’unica somma al momento del pensionamento, bensì verrebbe convertito in una rendita che, sommandosi all’assegno pensionistico, assicurerebbe una soglia minima di pensione in grado di mitigare le penalizzazioni legate all’uscita. Tutto ciò, su base volontaria.

Nel progetto si colloca anche una proposta di Durigon volta all’applicazione di una tassazione fiscale agevolata per chi sceglierà di convertire il TFR in rendita mensile pensionistica in alternativa alla liquidazione del trattamento di fine rapporto una volta terminata l’attività lavorativa, in linea con quanto già previsto per i fondi di previdenza complementare. E infatti, proprio su questo modello, si fa strada anche la proposta che per i giovani possa rendersi obbligatorio il versamento del TFR ai suddetti fondi di previdenza complementare.

Le criticità della proposta

Non mancano però alcune perplessità. La prima riguarda i costi per lo Stato, poiché permettere a più persone di uscire a 64 anni significherebbe aumentare il numero dei pensionati e, di conseguenza, la spesa pubblica.

Un altro punto critico riguarda il TFR. Per molti lavoratori la liquidazione rappresenta una sorta di “tesoretto” da utilizzare in un momento della vita importante. Trasformarlo in rendita significherebbe rinunciare, almeno in parte, a quella somma preziosa e probabilmente, non tutti sarebbero disposti a farlo.

C’è poi il tema dell’equità nell’accesso pensionistico. I sindacati, in particolare la CGIL, hanno espresso un parere discordante sulla proposta di Durigon, in quanto prevedere una soglia di ingresso al trattamento pensionistico, equivalente a circa 1.700 euro, determinerebbe un “paradosso”, specialmente in una realtà lavorativa caratterizzata da salari ancora troppo bassi, carriere discontinue e divario di genere.

La soglia dei 1.600 euro, quindi, potrebbe non essere alla portata di tutti. Molti lavoratori con stipendi medio-bassi rischiano di non raggiungerla, anche con il contributo del TFR, e quindi di restare esclusi dalla possibilità di un’uscita anticipata a 64 anni.

Valeria Cappellano
La Rocca e Associati S.p.A.

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