I dati del Report CNEL-Unioncamere in collaborazione con Istat evidenziano una contraddizione nel mercato del lavoro italiano nel secondo semestre del 2025: se da un lato le imprese continuano a segnalare difficoltà nel trovare personale (46,1% delle entrate previste), l’occupazione giovanile diminuisce (-3,5%) e cresce l’inattività (+4%).
Il mercato cerca lavoratori con competenze pratiche
Nella seconda metà del 2025 si registra una crescita delle entrate previste nelle professioni qualificate, nelle attività commerciali e nei servizi che aumentano del 5,1%.
Allo stesso tempo le imprese segnalano elevate difficoltà nel reperimento del personale, in particolare operai specializzati e dirigenti lamentando una forte carenza di competenze adeguate.
I tempi medi necessari per individuare le figure professionali sono, infatti, significativi: nelle costruzioni il processo di ricerca può arrivare a 6,1 mesi, mentre in diversi comparti manifatturieri i tempi superano i 5 mesi.
Parallelamente, i dati relativi alla condizione occupazionale giovanile mostrano una dinamica opposta: nel terzo trimestre 2025 l’occupazione giovanile diminuisce soprattutto tra i laureati, con una contrazione del -8,9% al nord e del -11,8% nel centro.
L’inattività come indicatore critico
Più preoccupante della disoccupazione è sicuramente l’inattività giovanile che, nel terzo semestre del 2025, vede oltre 6 milioni di persone fuori della forza lavoro.
La diminuzione dei disoccupati non si traduce infatti in un incremento dell’occupazione, ma in una minore partecipazione al mercato del lavoro.
Questo fenomeno può essere ricondotto a diversi fattori: il prolungamento dei percorsi formativi, la bassa qualità delle opportunità occupazionali disponibili e il disallineamento tra le competenze acquisite e i profili effettivamente ricercati dalle imprese.
Il nodo delle competenze
Dal quadro generale emerge che il nodo centrale non sia un “eccesso di istruzione”, ma una insufficiente diffusione di percorsi allineati ai fabbisogni delle imprese.
A fronte di una quota rilevante di laureati, molte aziende continuano a segnalare, infatti, difficoltà nel reperire figure tecniche intermedie e profili operativi qualificati.
In questo contesto diventano di fondamentale importanza gli strumenti di collegamento tra formazione e mercato del lavoro, come il sistema degli ITS, l’apprendistato professionalizzante e i modelli di formazione duale.
Il rischio della disoccupazione di lunga durata
L’aumento della disoccupazione oltre i 12 mesi raggiunge il 4,3% tra gli uomini e il 5,1% tra le donne rischiando di accentuare il fenomeno di progressiva perdita di competenze e di riduzione dell’occupabilità e rendendo, quindi, più complesso il reinserimento nel mercato del lavoro.
Il secondo semestre 2025 racconta, dunque, un mercato del lavoro in fase di riassestamento in cui la questione non è solo creare lavoro ma cercare di ricostruire l’allineamento tra formazione, orientamento e struttura produttiva.
Edoardo Todrani
La Rocca e Associati S.p.A.

