Nell’immaginario comune, la malnutrizione ha spesso il volto della magrezza estrema: corpi esili e visi scavati. Un’immagine che, per decenni, ha dominato campagne umanitarie e dibattiti pubblici. Eppure, la realtà globale rivela oggi una storia diversa: anche l’obesità può essere ed è una forma di malnutrizione. A differenza di quanto si pensa, non sempre l’abbondanza è sinonimo di benessere o di “buona salute”.
Catherine Russel, Direttrice Generale dell’Unicef, ha evidenziato come l’obesità infantile stia diventando un crescente problema di malnutrizione a causa della sostituzione di frutta, verdura e proteine con alimenti ultra-processati (Fonte: Unicef).
Invasi dal cibo ultra-processato
L’espressione junk food, letteralmente “cibo spazzatura”, fu utilizzata per la prima volta nel 1951 dal divulgatore statunitense Michael Jacobson. Con questa formula efficace e immediata, Jacobson intendeva denunciare la diffusione crescente di alimenti industriali ricchi di zuccheri, grassi saturi e sale, ma poveri di nutrienti essenziali. Si tratta di prodotti facili da reperire, economici e spesso molto appetibili – come snack confezionati, bibite zuccherate, fast food e merendine – che però, se consumati regolarmente, contribuiscono allo sviluppo di sovrappeso, obesità e malattie croniche.
La loro affermazione nel mercato globale è legata non solo al gusto e alla praticità, ma anche a strategie di marketing aggressive, spesso rivolte proprio ai più piccoli, rendendo il “cibo spazzatura” un elemento pervasivo e onnipresente delle diete infantili moderne.
Il nuovo rapporto Unicef sulla nutrizione infantile
Non sorprende, infatti, che siano soprattutto i paesi ad alto reddito a registrare i tassi più elevati di obesità: in Cile, ad esempio, il 27% dei ragazzi tra i 5 e i 19 anni è obeso, mentre la percentuale raggiunge il 21% sia negli Stati Uniti sia negli Emirati Arabi Uniti.
Quest’ultimi dati sono da ricercare nel nuovo rapporto Feeding Profit: How Food Environments are Failing Children (Alimentare il profitto: come gli ambienti alimentari stanno penalizzando i bambini). Il documento mette in luce come il numero di bambini obesi abbia superato quello dei bambini sottopeso, evidenziando una trasformazione profonda e complessa dei modelli di malnutrizione infantile a livello mondiale.
Non sorprende che la prima immagine del report ritragga una bambina intenta a prendere dallo scaffale di un supermercato una busta di cioccolatini: una fotografia che, in un solo scatto, sintetizza la relazione tra bambini, marketing alimentare e l’inarrestabile diffusione di cibi ultra-processati nella loro dieta quotidiana. Ancora. Secondo il rapporto, infatti, questa nuova emergenza alimentare riguarda 188 milioni di ragazzi tra i 5 e i 19 anni, sulla base dei dati raccolti in 190 paesi.
Il marketing aggressivo del junk food: serve una cultura alimentare
L’UNICEF sottolinea come la mancanza di regole chiare sul marketing dei prodotti ultraprocessati rappresenti un problema cruciale per la salute dei bambini e degli adolescenti. Cereali zuccherati, biscotti, torte pronte e bevande gassate continuano a dominare indisturbati gli scaffali di negozi e scuole, promossi in modo così pervasivo da rendere quasi impossibile evitarli. Sempre secondo l’indagine su 64.000 ragazzi, il 75% ha visto pubblicità di fast food e snack nella settimana precedente e il 60% ha poi acquistato almeno uno di questi prodotti.
Il rapporto dell’UNICEF, intitolato “Feeding Profit” – ovvero “Alimentare il profitto” – non lascia spazio a dubbi: troppo spesso, gli interessi economici prevalgono sulla salute, trasformando il mercato alimentare in un ambiente dove il profitto si nutre a scapito del benessere dei suoi consumatori.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

