14 Luglio 2024

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Lavoro: Ccnl vigilanza, rispettare le pause è un obbligo

Tribunale stabilisce onere di prova per datore e dipendente sull’osservanza del diritto al riposo. Così la Corte di Cassazione con l’ordinanza n.8626 del 2 aprile.

Il caso a Napoli, la vertenza dopo le dimissioni. A motivare il contenzioso, il mancato pagamento da parte del datore di lavoro del corrispettivo dovuto per il residuo delle pause secondo quanto previsto dal Ccnl di vigilanza al termine del contratto di lavoro del dipendente.

La Corte d’Appello di Napoli nel 2020 aveva rigettato la domanda del ricorrente che chiedeva di obbligare l’azienda al pagamento del titolo retributivo, per il mancato rispetto dei dieci minuti di pausa previsti dal Ccnl applicato.

Il diniego, poi confermato dalla Corte in secondo grado, era motivato dall’intepretazione giuridica della natura compensativa e non retributiva delle pause. L’onere della prova della mancata fruizione del riposo era stato ritenuto a carico del lavoratore.

L’ex dipendente faceva allora ricorso alla Corte di Cassazione.

In terzo grado la Corte ha stabilito che gli oneri di prova spettano a tutte e due le parti.

Il lavoratore ha l’onere di provare il diritto al riposo e di averne usufruito  durante il periodo di lavoro ma al datore di lavoro spetta provare di aver individuato il periodo di riposo del dipendente nei 30 giorni successivi a quello di maturazione.

La Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso e lo ha rinviato al giudice d’Appello di Napoli per le valutazioni del caso.

E’ necessario che il luogo di lavoro sia “sano” e sia possibile, nelle pause stabilite, riposarsi e recuperare energie fisiche e mentali.  Effetti negativi del lavoro non devono indurre stress e portare alle  dimissioni.

Le dimissioni, proseguono i giudici, andrebbero considerate “come motivo di libertà e non per liberarsi da un peso”.

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