Il grande negoziato autunnale tra sindacati e imprese per ridisegnare le relazioni industriali si è praticamente impantanato, arenandosi sullo scoglio dei salari e sull’adeguamento all’inflazione. A complicare ulteriormente il quadro ci si è messa la riforma della legge quadro sull’artigianato, fortemente voluta dal ministero del Lavoro, che permette alle aziende di crescere nel numero di dipendenti senza perdere i vantaggi fiscali e contributivi tipici del settore. Una mossa che ha scatenato la furia di Confindustria, la quale grida alla concorrenza sleale e a un imminente travaso di milioni di lavoratori verso contratti più economici, spingendo i leader sindacali a disertare le assemblee artigiane. Con un governo che guarda da lontano e lascia fare, il clima è tesissimo e la chiusura dell’accordo entro fine anno appare un miraggio.
Nel frattempo, sul fronte della manovra finanziaria, il testo bollinato è arrivato al Quirinale portando con sé tagli pesanti e qualche novità di contorno. Tra le misure più rilevanti spicca la stangata sull’indicizzazione delle pensioni: complice un’inflazione stimata al 5,4%, la rivalutazione integrale viene salvata solo per gli assegni fino a quattro volte il minimo, mentre per gli importi superiori scatta la scure, con tagli che arrivano fino al 68% per le pensioni più alte. Risorse che servono a coprire, tra le cose, il fondo per la flessibilità in uscita caro alla Lega, mentre nel pubblico impiego si procede con un nuovo freno al turn-over e si delinea finalmente l’uscita graduale dallo scandaloso sistema delle liquidazioni a rate. Non mancano micro-misure curiose o correttive: viene abolita la mai nata tassa italiana sui mini-pacchi extra-UE, arrivano le targhe personalizzate a pagamento per rpolire le casse dei Comuni, si aggiunge una quinta estrazione settimanale per Lotto e Superenalotto e si stanziano fondi per l’editoria e per l’alta velocità del Terzo Valico.
A rendere il clima economico ancor più rovente ci ha pensato l’Istat, certificando una crescita del Pil pari a zero nel terzo trimestre e un’inflazione schizzata al 5,4%. Una doccia fredda per i redditi fissi e per le famiglie, che vedono il potere d’acquisto dei salari ben al di sotto dei livelli di inizio decennio. Di fronte a questo scenario, il governo si scontra duramente anche con le banche e le fondazioni bancarie per il nuovo prelievo da 5 miliardi chiesto in manovra, difeso a spada tratta dal ministro Giorgetti in nome della stabilità dei conti pubblici, nonostante le proteste dell’Abi sui rischi per i risparmiatori. Da più parti, inclusi gli economisti come Carlo Cottarelli e Leonardo Becchetti, si suggerisce di cambiare rotta: basta con i bonus a pioggia come i cento euro per ogni neonato estesi a tutti o i tagli lineari, e via libera a un forte rafforzamento dei sostegni mirati per chi è davvero in difficoltà, dai voucher sanitari per gli anziani a basso reddito ai congedi parentali, accelerando al contempo la transizione energetica per immunizzare il paese dai prossimi shock esterni.
Sintesi dal testo di Nunzia Penelope – Il caso artigiani rischia di far saltare l’accordo sindacati-imprese – Il Foglio.

